CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CAMPIONATO MONDIALE DI CALCIO 1950: LE PRIME DUE GIORNATE DEL GIRONE FINALE

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Contemporaneamente la festa Oltre Oceano continua: viene compilato il calendario del girone finale da disputarsi sui campi di Rio de Janeiro e San Paolo. Naturalmente il Maracanà sarà il palcoscenico delle esibizioni della “Seleçao”. La federazione locale è attenta a tutti i dettagli, scaramanzia compresa: dato che
si è notato che la compagine inserita sul tabellone dello stadio carioca nella colonna di sinistra è sempre uscita sconfitta, i dirigenti brasiliani ottengono che il nome della compagine verde-oro sia posto in quella di destra.

Durante la settimana c’è anche il tempo per alcune notizie di calcio-mercato: è giovedì quando negli ambienti trapela la notizia dello sfumato passaggio della talentuosa mezz’ala sinistra svedese Lennard “Nacka” Skoglund al Sao Paulo FC: nei giorni precedenti il fuoriclasse svedese ha dichiarato che si
sarebbe fermato in Brasile solo in cambio di un’allettante proposta economica. Il Sao Paulo FC gli ha offerto un contratto da 170.000 cruzeiros (3.400.000 lire
di allora), ma, evidentemente, la somma non è stata sufficiente. Sapremo che il richiamo dell’Inter e la vicinanza con gli amici Gren, Nordhal e Liedholm porteranno il grande fantasista da un’altra parte.

Alla kermesse è presente anche un vecchio amico del calcio italiano e mondiale: si tratta di Vittorio Pozzo, CT campione del mondo con la nazionale azzurra nel ’34 e ’38, giunto in Brasile in veste di giornalista, il quale presenzia agli allenamenti dei giocatori del Palmeiras. Con i dirigenti paulisti, di
quella che è stata sempre conosciuta come “Palestra Italia” il tecnico piemontese ha in programma un incontro per trattare un eventuale ingaggio in veste di allenatore.

Intanto fervono i preparativi per organizzare al meglio anche l’ultima fase della competizione: si curano tutti i dettagli. Al comitato organizzatore non mancano gli aiuti esterni se è vero che l’8 luglio il Governo Messicano fa sapere di voler offrire un trofeo in bronzo del peso di 100 libbre da consegnare al miglior goleador della manifestazione.

Finalmente arriva anche la domenica e le quattro contendenti iniziano la corsa verso la conquista dell’Iride.

L’entusiasmo nella nazione ospitante è alle stelle e una folla mai vista prima gremisce lo Stadio Maracanà per la gara contro la Svezia.
Rio de Janeiro (Estadio Maracaná) – domenica, 9 luglio 1950 – ore 15.00

BRASILE-SVEZIA 7-1

RETI: 17′ e 37′ Ademir; 39′ Chico; 51′ e 55′ Ademir; 57′ Andersson (SV); 65′ Maneca; 87′ Chico

BRASILE: Barbosa, Augusto (cap), Juvenal; Bauer, Danilo, Bigode; Maneca, Zizinho, Ademir, Jair, Chico.

SVEZIA: Svensson, Samuelsson, E.Nilsson (cap.); Andersson, K. Nordahl, Gärd; Sundqvist, Palmer, Jeppson, Skoglund, S.Nilsson.

TERNA ARBITRALE: Ellis ù(Inghilterra) ar., Delasalle (Francia), Garcia (Stati Uniti) g.l.
Un Brasile scatenato sommerge di gol la Svezia mettendo in luce tutta la classe dei propri campioni, in particolare si segnala il centravanti Ademir autore di quattro reti e sempre piùtrascinatore dei suoi.
 San Paolo (Estadio Pacaembu) – domenica, 9 luglio 1950 –   ore 15.00

SPAGNA – URUGUAY 2-2

RETI: 29′ Ghiggia; 39′ e 41′ Basora (S); 72′ Varela

SPAGNA: Ramallets, Alonzo, Parra; J.Gonzalvo, M.Gonzalvo, Puchades; Basora, Igoa, Zarra, Molowny, Gainza (cap)

URUGUAY: Máspoli, M.Gonzáles, Tejera; J.C. Gonzáles, Varela (cap), Andrade; Ghiggia, Peréz, Miguez, Schiaffino, Vidal

TERNA ARBITRALE: Griffiths (Galles) ar., Alvares (Bolivia), Danilo (Italia) g.l.

SPETTATORI: 42.000
Una volta tanto la copertina spetta ad un giocatore abituato a combattere nelle retrovie: si tratta di Obdulio Varela, grande capitano dell’Uruguay il quale si toglie la soddisfazione di realizzare un gol che si dimostrerà fondamentale per l’economia del mondiale. Tuttavia questa prima giornata ha detto
che il Brasile ha le carte in regola per diventare Campione del Mondo e l’entusiasmo è alle stelle. Un simile stato d’animo si vive anche in alcune nazioni la cui compagine è ritornata a casa dopo il primo turno pur lasciando il segno. Così New York accoglie il pallone della partita che ha visto la storica vittoria degli Stati Uniti sull’Inghilterra (1-0): esso verrà custodito nella sala della Federazione Statunitense di Soccer. Nonostante il buon risultato ottenuto in Brasile il movimento calcio nella nazione a stelle e a strisce non riesce a decollare stretto com’è tra il baseball dove si impone la figura di Joe Di Maggio e il basket nel quale inizia in questi anni la leggenda dei Boston Celtics, una squadra capace di vincere il campionato nazionale per otto volte consecutive.

Dall’altra parte del continente la febbre da mondiale continua a salire in attesa della seconda giornata di questo girone finale prevista per il giovedì successivo. Tutti, autorità comprese, sono coinvolti in questa festa:  il sindaco di Rio de Janeiro, l’allora capitale brasiliana la trasforma in giornata semifestiva, in modo da permettere agli impiegati della città di terminare la giornata di lavoro a mezzogiorno (come se fosse sabato), in tempo per potersi recare al Maracanà per sostenere la loro nazionale impegnata contro la Spagna, una delle rivelazioni del mondiale.

Contemporaneamente monta il nervosismo in casa dell’Uruguay, forse alla luce della prova opaca fornita dalla nazionale “celeste” contro la Spagna. Nel giorno precedente la partita  con la Svezia, il campo di allenamento di San Paolo della nazionale dell’Uruguay si trasforma in un ring di pugilato. Causa degli scontri e della rissa tra i giocatori uruguagi e la squadra locale dell’Araraf il comportamento violento del mediano Schubert Gambetta: non nuovo a simili episodi essendosi già messo in mostra per il suo temperamento “caldo” due anni prima nel campionato sudamericano quando, perdendo completamente la testa, svelse la
bandierina del corner dandola in testa a chiunque gli si avvicinasse. A causa del comportamento di Gambetta, la formazione uruguagia perderà molte delle simpatie del pubblico locale.

Il 13 luglio, il Maracanà è stracolmo di gente: 152.000 gli spettatori presenti sugli spalti, senza tener conto che oltre 50.000 persone sono state respinte dai poliziotti fuori dallo stadio dopo che hanno tentato di forzare le porte d’ingresso. La decisione del sindaco di ridurre la giornata lavorativa, per consentire al maggior numero di persone di vedere la partita, ha complicato non poco il compito delle forze dell’ordine.
Rio de Janeiro – (Estadio Maracaná) – giovedì 13 luglio 1950  ore 15.00

BRASILE-SPAGNA 6-1

RETI: 15′ Ademir; 21′ Jair; 29′ e 55′ Chico; 57′ Ademir; 61′ Zizinho; 70′ Igoa (SP)

BRASILE: Barbosa, Augusto (cap), Juvenal; Bauer, Danilo, Bigode, Friaça, Zizinho, Ademir, Jair, Chico

SPAGNA: Ramallets, Alonzo, Parra; J.Gonzalvo, M.Gonzalvo, Puchades; Basora, Igoa, Zarra, Panizo, Gainza (cap)

TERNA ARBITRALE: Leafe (Inghilterra) ar., Costa (Portogallo), Mitchell (Scozia) g.l.

SPETTATORI: 152.000.
 Anche la Spagna crolla sotto i colpi della linea d’attacco brasiliana trascinata dai gol di Ademir e dalle giocate di Zizinho Jair e Chico.
San Paolo (Estadio Pacaembu) – giovedì 13 luglio 1950  – ore 15.00

URUGUAY-SVEZIA 3-2

RETI: 4′ Palmer (S); 39′ Ghiggia; 40′ Sandqvist; 77′ e 84′ Miguez

URUGUAY: Paz, M.Gonzáles, Tejera; Gambetta, Varela (cap.), Andrade; Ghiggia, Peréz, Miguez, Schiaffino, Vidal

SVEZIA: Svensson, Samuelsson, E.Nilsson (cap.); Andersson, Johansson, Gärd; Sundqvist, Palmer, Mellberg, Skoglund, Jönsson

TERNA ARBITRALE: Galeati (Italia) ar., Beranek (Austria), de Nicola (Paraguay);

SPETTATORI: 8.000.
 A San Paolo Uruguay e Svezia scendono in campo per disputare una gara fondamentale nell’economia del mondiale. Entrambe le compagini debbono vincere per nutrire qualche speranza di successo finale. I sud’americani debbono rinunciare al portiere titolare Maspoli, ma i loro avversari sono privi di Nordhal e Jepsson. L’Uruguay sembra patire l’assenza di Maspoli se è vero che dopo soli quattro minuti si trova già in svantaggio. Tuttavia la “celeste” è squadra composta di combattenti e  a sei minuti dal termine della prima frazione Ghiggia ristabilisce la parità. Tuttavia un minuto dopo l’ala svedese Sundquist riporta in vantaggio i suoi. Gli scandinavi sembrano in grado di controllare la situazione quando nel finale di gara il centravanti Miguez prima pareggia e poi regala ai suoi il gol decisivo. Per la seconda volta consecutiva i sudamericani rimettono a posto una partita nei minuti finali dimostrando un’incredibile presenza mentale, dote che darà loro molte soddisfazioni nell’epilogo della manifestazione. Con questa vittoria Schiaffino e compagni sono i soli a poter contendere il titolo al Brasile che, alla luce  di quanto fatto finora, non si capisce come possa perdere il mondiale, avendo a disposizione
due risultati su tre.

Se negli Stati Uniti si festeggia la nazionale nonostante non abbia ottenuto grandi risultati, ben altro clima si respira in casa del Messico. Il 14 luglio la federazione locale ha deciso di squalificare tutti i 22 membri della comitiva in seguito alle segnalazioni di cattiva condotta e di intemperanze compiute dai giocatori in Brasile. Più che per gli scarsi risultati ottenuti sul campo (0 punti in 3 partite), la punizione vuole colpire la brutta figura rimediata dai calciatori messicani sul “terreno morale”.

La vigilia del match decisivo in casa brasiliana è molto elettrica. Tutti stanno preparando la festa, stra convinti come sono di vincere. Ma anche a San Paolo, dove Spagna e Svezia si giocano il terzo posto,  la tensione non manca, soprattutto in casa degli svedesi scontenti per essersi ritrovati in albergo a San Paolo con la selezione iberica cui contenderanno il 3° posto finale.

Proprio gli scandinavi si sono dimostrati la compagine più gelosa della propria privacy e tranquillità scegliendo e prenotando l’albergo in questione fin dalla primavera precedente.
San Paolo (Estadio Pacaembu) – domenica 16 luglio 1950 – ore 15.00

SVEZIA-SPAGNA 3-1

15′ Sundqvist;  34′ Mellberg; 79′ Palmer, 82′ Zarra (Sp)

SVEZIA: Svensson, Samuelsson, E.Nilsson (cap.); Andersson, Johansson, Gärd; Sundqvist, Palmer, Mellberg, Rydell, Jönsson

SPAGNA: Eizaguirre, Asensi, Parra; Alonzo, Silva, Puchades; Basora, Hernandez, Zarra (cap.), Panizo, Juncosa

TERNA ARBITRALE: van der Meer (Olanda) ar., Garcia (Stati Uniti), Lutz (Svizzera) g.l.

SPETTATORI: 11.000.
 Una Svezia concentrata e volitiva si impone su una Spagna            giunta ormai scarica all’appuntamento. I giovani scandinavi sono certamente più motivati anche dalla prospettiva di trovare buoni ingaggi in qualche squadra professionistica. Il terzo posto finale è senz’altro un buon risultato, sebbene, come dirà molti anni dopo Niels Liedholm, rimarrà sempre il rammarico di non aver mai disputato un mondiale con la nazionale al completo e nel pieno delle forze.

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