CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

ITALIA-UNGHERIA 3-2: IL TORINO SI VESTE D’AZZURRO!

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La domenica successiva, con ancora vivo il ricordo del grande campione scomparso, torna in ccampo la nazionale azzurra: in pratica si tratta della squadra granata che cambia il colore della maglia. A parte il portiere Lucidio Sentimenti della Juventus, saranno  ben dieci i torinisti schierati contro l’Ungheria. Vengono battuti così i record di nove elementi dati in azzurro appartenuti alla Pro Vercelli
nel 1913 e alla Juventus nel 1932.

È la consacrazione definitiva del Torino tra i grandissimi club del calcio mondiale di tutti i tempi. A rinfoltire la presenza torinista ci si mette l’assenza dello juventino Carlo Parola convocato a Glasgow nella selezione del Resto del Mondo che sfida quella della Gran Bretagna. Il giocatore vorrebbe vestire finalmente la maglia azzurra nella sua Torina, ma rifiutare una convocazione europea a quei tempi non è onorevole. Pozzo e Parola trovano l’accordo: lo juventino sarebbe volato in Scozia assieme al presidente federale Ottorino Barassi, mentre Pozzo li avrebbe raggiunti il sabato pomeriggio, riportando il giocatore in ritiro la sera stessa. L’aereo militare che avrebbe dovuto portare in Scozia il tecnico campione del Mondo non partirà mai a causa del rifiuto della Francia di concedere il proprio spazio aereo per ritorsione per il mancato aiuto ad un suo velivolo attterrato in emergenza in Basilicata. Parola aspetterà in vano Pozzo.

Il suo posto viene quindi preso dal roccioso Rigamonti.

Dall’altra parte, gli ungheresi schierano nove giocatori provenienti dall’Ukjpest Dosza, col giovane Ferencs Puskas dell’Honved quale intruso.
 162: Torino (Stadio Comunale) – domenica 11 maggio 1947 – ore 15,30

Italia-Ungheria 3-2 (Am)

Reti: 24’ Gabetto, 52’ Szusa, 70’ Gabetto, 76’ Puskas rig., 89’ Loik

ITALIA: Sentimenti IV (Juventus 4), Ballarin (Torino 3), Maroso (Torino 4), Grezar (Torino 5), Rigamonti (Torino 1), Castigliano (Torino 4), Menti II (Torino 2), Loik (Torino 5), Gabetto (Torino 3), V. Mazzola (Torino 6), Ferraris II cap. (Torino 14). Ct: V. Pozzo.

UNGHERIA: Toth G., Rudas, Balogh II, Kiradi, Szücs S., Nagymarosi, Egresi, Szusa, Zsengeller, Puskas, Patkolo (Szilagyi I (cap.). Ct: Gallovic.

Arbitro: Von Wartzburg (Svizzera).
Contrariamente alle aspettative, non è stata una bella partita: il “sistema” torinista e di Pozzo, vecchia maniera, stenta contro il “metodo” dei magiari che mettono in crisi i nostri con l’applicazione sistematica del fuorigioco. In più i granata vestiti d’azzurro paiono avere le gambe pesanti e il cervello annebbiato. Va in vantaggio l’Italia con Gabetto che, lanciato da Mazzola, scarta il portiere Toth e trascina
la palla in rete andando poi a sbattere la testa contro un palo. Pareggia nella ripresa Szusza, ma è ancora il “barone” granata a portare in vantaggio
l’Italia: fuga sulla destra di Castigliano, tiro sul palo, riprende Gabetto, gol. Sei minuti dopo però Ballarin devia con una mano un pallone proveniente dal corner: rigore per l’Ungheria prontamente trasformato dal giovanissimo Puskas per il 2-2. Ci si avvia alla fine stancamente, la gente sfolla già, quando c’è il gol della vittoria azzurra: da Mazzola a Castigliano e a Loik libero sulla destra: il fiumano, con la sua classica staffilata a mezz’altezza, manda la palla a sbattere alla base del palo di sinistra e, dopo aver rimbalzato sul palo di
destra, la sfera entra in rete. È l’89’: gol della vittoria in “zona Cesarini”. Sembra un caso incredibile! L’espressione Zona Cesarini è stata coniata il 13 dicembre 1931, in occasione di un altro Italia-Ungheria disputato a Torino, terminato con la stessa sequenza di gol e con la rete vincente realizzata all’89’ da Renato Cesarini, il quale avrebbe indossato il numero 8 come Loik. Di diverso c’è solo la squadra di provenienza dell’autore della rete. Il centrocampista granata alla fine piange di gioia mentre la gente impreca alla brutta esibizione della Nazionale-Torino.

Contro Pozzo, uomo scomodo in quanto richiama a molti un passato scomodo, si scatena una violenta campagna di stampa. Uno degli articoli recita:

Pozzo, che è anche giornalista, replica stizzito facendone una mera questione di condizione fisica. In un editoriale sul Calcio Illustrato il tecnico di Biella scrive:

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