CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LO SBARCO ALLEATO IN SICILIA E IL BOMBARDAMENTO SU ROMA

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Gli avvenimenti dell’estate del 1943 segnano una svolta epocale nella storia della nazione italiana dalla sua fondazione ad oggi.

Nel mese di giugno, mentre si giocano gli ultimi scampoli della stagione 1942-43, in Italia si cerca il modo migliore di sganciarsi da un alleato diventato ormai scomodo, per affiancarsi ad un nemico che sta mettendo piede sul territorio nazionale. Nel contempo le forze politico-economiche si organizzano per liberarsi anche dell’uomo considerato, a torto o a ragione, come l’unico responsabile della situazione disastrosa in cui si trova il Paese. Ci si muove a vari livelli: sul piano istituzionale si pensa di ripristinare lo statuto albertino che conferisce al Re i poteri militari, in questo momento, a tutti
gli effetti nelle mani di Mussolini. Vittorio Emanuele sonda pure il terreno per verificare le conseguenze di un’eventuale destituzione del Duce da Capo del Governo.

A livello inferiore, fin dal 15 maggio in Italia, con il benestare di Stalin, si è ricomposto il Partito Comunista, le cui cellule iniziano ad organizzare la resistenza.

Anche Mussolini stesso, dopo aver rinnovato la sua fedeltà ad Hitler, sonda il terreno per un armistizio unilaterale con le forze alleate.

Intanto le bombe continuano a cadere sull’intero territorio italiano comprese le città senza alcun valore strategico. Lo scopo di un simile comportamento è quello di fiaccare il morale dell’esercito, ma soprattutto della popolazione civile inducendola a ribellarsi all’autorità costituita.

Questa strategia, messa a punto da Churchil e approvata dall’alleato americano, comincia ben presto a dare i suoi frutti. La gente non ne vuole più sapere di una guerra che avrebbe dovuto garantire potenza e ricchezza, ma che invece sta portando solo morte, fame, miseria e distruzione.

In Africa la partita è ormai persa da tempo, così come in Russia con le truppe locali che stanno liberando velocemente il territorio dall’invasore. A Kursch, all’inizio di luglio, si combatte la più grande battaglia di carri della storia. E’ probabilmente
l’ultima battaglia decisiva per le sorti di una campagna ormai compromessa.

In condizioni simili si arriva al 9 di luglio quando le forze alleate prendono possesso di tutte le isole all’interno del canale di Sicilia. Inizia l’operazione Husky con lo sbarco dell’ottava armata guidata dal Generale Patton tra Gela e Licata e della settima guidata dal pari grado Montgomeri tra Pachino e Siracusa Dopo una settimana viene invasa l’isola: Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani sono liberate prima del 20 luglio. Gli alleati non trovano eccessiva opposizione da parte
dell’esercito italiano e vengono accolti come liberatori dalla popolazione.

Nel frattempo Hitler fiuta il pericolo di un clamoroso voltafaccia da parte
dell’alleato italiano e manda truppe per difendere l’asse, schierandole in tutto il Trentino Alto Adige, fino a Verona. Molto probabilmente, però, il Führer intende coprirsi le spalle nel caso di un eventuale attacco da sud. La sensazione del dittatore tedesco è confermata pure dagli articoli dei giornali dai quali inizia a trasparire una certa irritazione nei confronti della Germania. Radio Londra, sempre meno clandestina, è ormai diventata la voce ufficiale della guerra. La propaganda tenta di tener alta la fiducia nel conflitto dando grande risalto al danneggiamento della corazzata britannica Nelson avvenuto il 13 luglio.

Il 19 luglio, mentre a Feltre Mussolini ha tentato vanamente di ottenere aiuti da Hitler per difendere la Sicilia, Roma viene pesantemente bombardata. Il quartiere di San Lorenzo è un cumulo di macerie. Gli alleati hanno colpito il cuore dell’Italia. Il Duce, però, tenta ancora di convincere il Re Vittorio Emanuele circa la vittoria finale tedesca grazie ad armi segrete. Il 22, intanto, gli alleati hanno conquistato anche Palermo.
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