CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CAMPIONATO EUROPEO DI CALCIO 1964: LE FINALI

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Nelle grandi manifestazioni, la finalina per il terzo gradino del podio (nel calcio virtuale), viene spesso vissuta come un sovrappiù. Solo con l’andare degli anni molti comprenderanno l’importanza di averla vinta o persa.
Barcellona (Estadio Nou Camp)

UNGHERIA – DANIMARCA 3-1 d.t.s.

Hungary 3-1 Denmark [aet] RETI: 11′ Bene, 81′ Bertelsen (DA), 107′ e 110′ Novák rig.

UNGHERIA: Szentmihalyi, Novák, Mészöly; Ihász, Solymosi, Sipos; Farkas, Varga, Albert, Bene, Fenyvesi.

DANIMARCA: Nielsen L., Wolmar, Hansen K.; Hansen B. I, Larsen, Nielsen E.; Bertelsen, Sørensen, Madsen O., Thorst, Danielsen

ARBITRO: Mellet (Svizzera).

SPETTATORI: 4.000.
Le due squadre si disputano la medaglia di bronzo continentale in un autentico deserto, che non impedisce loro di darsi battaglia. Poco dopo il quarto d’ora, il giovane Ferenc Bene, favorito da una bella combinazione con Flórián Albert, porta in vantaggio l’Ungheria. Sembra il preludio alla goleada, ma la compagine magiara perde la concentrazione nel finale, finché il portiere Kálmán Ihász non viene beffato da Carl Bertelsen, avventatosi sul passaggio di Olsen Sørensen battendo a rete. Nei tempi supplementari Deszö Novák sale dalle retrovie per trasformare prima un calcio di rigore assegnato per fallo di Birgir Larsen su Albert, e poi un calcio di punizione conseguente ad un fallo di mano.

Il giorno successivo, c’è grande inquietudine: voci di corridoio parlano di un clamoroso abbandono della competizione da parte della Spagna, sulla scorta del boicottaggio contro l’Unione Sovietica ordinato quattro anni prima da Francisco Franco in persona. Invece lo stesso “Caudillo” è presente sugli spalti del Santiago Bernabeu, ancora una volta gremito oltre la sua effettiva capienza.
Madrid (Estadio Santiago Bernabéu) – domenica 21 giugno 1964

SPAGNA – UNIONE SOVIETICA 2-1

RETI: 6′ Pereda, 8′ Khusainov (US), 84′ Marcelino

SPAGNA: Iribar, Rivilla, Olivella; Calleja, Zoco, Fusté; Amancio, Pereda, Marcelino, Suárez, Lapetra.

UNIONE SOVIETICA: Yashin, Chustikov, Shesternev; Mudrik, Voronin, Anichkin; Chislenko, Ivanov V., Ponedelnik, Korneev, Khusainov.

ARBITRO.: Holland (Inghilterra).

SPETTATORI: 105.000.
Gli spagnoli iniziano con brio, poi subiscono un pericoloso sbandamento ed infine sembrano tirare i remi in barca per lunga parte dell’incontro (“exageraciones defensivas”), proprio come in semifinale. In questa fase finale, tutti e quattro i gol della Spagna sono scaturiti da cross provenienti dalla destra. Nei primi minuti di gioco, proprio un lancio da destra del solito Luis Suárez viene mancato clamorosamente da Edouard Mudrik: il pallone viene invece colpito da Jesus Maria Pereda, che insacca. La violenza dell’impatto è tale da far letteralmente decollare il giocatore iberico sullo slancio impedendo a Lev Jascin di opporsi in alcun modo al tiro ravvicinato.

Khusainov però pareggia subito dopo su calcio di punizione, per un fallo commesso da Fernando Olivella sullo stesso autore della rete. In seguito le due buone squadre (ma non eccezionali) si annullano a vicenda. Interessante il duello fra il rapido e scaltro Feliciano Rivilla e l’arcigno Khusainov. Albert Scesternev ha il merito di cancellare letteralmente Marcelino Martínez ma anche la fortuna di non vedersi assegnato contro un calcio di rigore per atterramento
di Pereda. I due portieri si dimostrano all’altezza della situazione.

I detentori del titolo si difendono con attenzione, ma il loro tecnico ha commesso l’errore di schierare un ulteriore centrocampista di spiccate caratteristiche difensive, Alexei Korneev, affiancandolo a Voronin che già non era un fulmine di guerra quando si tratta di creare il gioco. L’allenatore sovietico cercherà di sottrarsi
alle proprie responsabilità criticando il vizio degli spagnoli di simulare falli inesistenti. Ivanov rincara la dose affermando che il gol vincente è scaturito da
“un gran colpo di fortuna”. Suárez lancia sulla destra, Pereda effettua il traversone ben sfruttato da Marcelino di testa in tuffo, insaccando basso sul primo palo.

La seconda edizione del torneo ha visto un miglioramento rispetto alla prima. E se è vero che la Spagna si è imposta senza stravincere, il gol finale è stato talmente bello da farle meritare il titolo. Anche il grande Jascin, ancora eccezionale a 34 anni, non ha potuto far altro che guardare la palla infilarsi in fondo al sacco.
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