CONTE: BUONE LE PRIME, MA I NOSTRI DUBBI RIMANGONO!

Si chiude con due vittorie convincenti il debutto di Antonio Conte sulla pancina azzurra. Difesa impenetrabile, centrocampo solido e propositivo e una coppia d’attacco mobile e sempre pronta a colpire, sono le caratteristiche principali che hanno portato gli azzurri a sconfiggere l’Olanda per 2 a 0 nell’amichevole disputata a Bari lo scorso giovedì, ripetendo il medesimo risultato nella trasferta di ieri sera in Norvegia, valida per il girone di qualificazione ai campionati Europei del 2016, previsti in Francia.




Tutti risolti i problemi del calcio italiano? Sono bastati poco più di due mesi per trasformare una “banda di derelitti” in un’armata invincibile? Magari fosse cosi!
Senza dubbio, le due partite disputate hanno lasciato intravvedere più di qualcosa di buono: una squadra che sa quello che vuole, guidata da un tecnico con le idee chiare su modulo ed interpreti. Il gioco non è stato sempre di primo livello, ma c’è tempo per migliorare, sottolineano i critici, ossia quelli che ne sanno. E qui emergono tutte le nostre perplessità. Come già detto nell’articolo pubblicato quest’estate, quando si vociferava dell’approdo del tre volte tecnico Campione d’Italia sulla panchina azzurra, da una vita siamo alla ricerca di un allenatore in grado di rendere spettacolare la nazionale azzurra. Da Bearzot e Vicini in avanti, abbiamo visto allenare in azzurro praticamente il meglio tra i tecnici: Arrigo Sacchi, reduce dalle mirabilie del grande Milan, Giovanni Trapattoni con alle spalle una carriera di successi, Marcello Lippi, proveniente dalla Juventus dei grandi successi (molti diranno dalle nefandezze di Moggi) e Cesare Claudio Prandelli, all’epoca l’allenatore che, con la sua Fiorentina, giocava il calcio più bello della serie A. Tutti, anche quelli che hanno portato a casa il titolo di Campione del Mondo, hanno fallito la missione: di spettacolo se n’è visto poco e, da qualche lustro, latitano anche i risultati.
E Antonio Conte? Se entrerà nella mentalità di essere un selezionatore e non un allenatore, proponendo un sistema di gioco semplice e razionale, con gli uomini giusti al posto ggiusto, potrà dare a tutti grandi soddisfazioni, soprattutto sul piano dei risultati, se, col passare del tempo, vorrà fare il “mago”, quello che inventa chissà quale diavoleria tattica, magari snaturando il tutto alla vigilia di una grande competizione, farà la stessa fine dei suoi predecessori: cacciati per aver mancato l’obbiettivo.
Probabilmente, quando si parla di azzurro, dobbiamo tutti cambiare mentalità: non si può chiedere lo spettacolo puro a giocatori che si trovano assieme qualche settimana, ma i risultati, con grinta ed applicazione, possono arrivare.

Immagini collegate:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.