SACCHI COME TAVECCHIO?

Ferve il dibattito attorno alla ricostruzione e alla riorganizzazione del movimento calcio in Italia, alla luce degli scarsi risultati ottenuti da clubs e nazionale negli ultimi anni. Tutti dicono la loro, talvolta con uscite infelici, per quello che è il sentire comune. A questa regola non è sfuggito nemmeno Arrigo Sacchi, il quale, in una recentissima intervista, ha lamentato la presenza di troppi giocatori di colore nei settori giovanili delle squadre del nostro Paese. Molti, immediatamente, hanno accostato l’uscita dell’ex CT azzurro a quella estiva di Tavecchio, mantenendo vivo il fantasma del razzismo sul nostro calcio e, soprattutto, nella nostra società. Sarà proprio così?




Certamente Sacchi pone l’accento su un grande problema: la presenza di troppi stranieri nei settori giovanili italiani, con giocatori che crescono professionalmente da noi, per poi andare a rinforzare altre nazionali, togliendo spazio ad elementi che potrebbero risultare utili alla causa azzurra. Per i nostri giovani, al momento, non risulta difficile inserirsi in prima squadra, ma addirittura nella primavera. Una regolamentazione dei tesseramenti e nell’utilizzo di questi elementi è ormai necessaria, soprattutto per salvaguardare le nostre rappresentative federali. Purtroppo l’uscita infelice è destinata a spostare l’attenzione sulla reale portata del problema, riportando lo spettro del razzismo sul nostro calcio. Anche Sacchi, senz’altro in modo più elegante, è caduto laddove la scorsa estate era naufragato il buon Carlo Tavecchio, il quale, per altro, ha dato dei “mangia banane” ai giocatori di colore! Il vespaio di polemiche sollevato da tale affermazione è ancora vivo, comprese le conseguenze a livello internazionale. Col nostro calcio sotto osservazione nel merito, pure l’affermazione sacchiana risulta di cattivo gusto ed inopportuna. Pertanto: se ci riferiamo alla portata delle parole del “mago di Fusignano” potremmo asserire che il concetto non è altrettanto pesante: in fin dei conti ha semplicemente fotografato una realtà; se guardiamo al momento storico e sociale, nel quale, a torto o a ragione, si cerca di inculcare nella gente una mentalità multietnica, le parole di un personaggio di spicco come Sacchi risultano fuoriluogo e, da questo punto di vista, è esattamente come Tavecchio!

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