UNA CONSTATAZIONE AMARA

Lo scorso 25 aprile, l’Italia hh celebrato il settantesimo anniversario della liberazione dall’occupazione nazi-fascista. La giornata si è dipanata tra manifestazioni, comizi ed omaggi ai vari simboli della Resistenza, il tutto tra molta indifferenza, soprattutto dei più giovani, che di quanto accaduto settant’anni fa ne sentono parlare al più da qualche nonno, e tra altrettante polemiche, con alcune associazioni che si sono chiamate fuori, altre che hanno lamentato la scarsa riconoscenza per il contributo dato alla resistenza e con i rappresentanti dei “vinti” pronti a chiedere dignità, in quanto difensori di un mondo ed un ideale in cui credevano, o quanto meno di un ordine giuridicamente riconosciuto.




Non è mancato nemmeno il contributo delle varie emittenti televisive, sottoforma di show, film d’epoca o documentari. Da quest’ultimi emergono in tutta la loro chiarezza le profonde lacerazioni lasciate dagli avvenimenti storici che hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo, destinate a ripercuotersi ancora ai giorni nostri. Ancor oggi emergono due posizioni diametralmente contrapposte: da un lato i sostenitori della Resistenza e delle azioni partigiane, pronti a puntare il dito sulle nefandezze oggettivamente commesse in nome dell’ideologia nazi-fascista, dall’altro chi sostiene invece la legittimità di un mondo che per oltre vent’anni ha avuto anche una legittimazione a livello istituzionale, a loro volta pronti a puntare il dito contro coloro che, per paura o convenienza, non hanno esitato a salire sul “carro del vincitore”, non appena compresa la fine di un’epoca. Aprire questioni concernenti torti o ragioni di una o dell’altra fazione, magari addentrandoci in ricostruzioni storiche che, se verificate, potrebbero addirittura costringere molti a cambiare il giudizio sui fatti, non è certamente lo scopo di questa riflessione. Piuttosto, vogliamo soffermarci proprio sulla divisione di una popolazione incapace di trovare un sentire comune, a meno che non si tratti di scendere in piazza per festeggiare la conquista di un mondiale!
Quest’anno, ad esempio, il Primo Maggio, festa dei lavoratori, non vivrà solamente sulle consuete manifestazioni aventi quali protagonisti gli ambienti legati al mondo del lavoro, ma l’avvenimento principale consisterà nell’apertura dell’Expò a Milano, circostanza che porrà la principale realtà economica del nostro Paese al centro del mondo. Sarà una grande vetrina per l’intera nazione, chiamata a mostrare il meglio di sè. Tutto questo dovrebbe unire e invece?
Invece anche qui a farla da padrone è il solito vizio dell’italiano di volersi dividere, tra favorevoli e contrari, con quest’ultimi sommessamente felici di riscontrare ritardi, dovuti ai soliti tentativi di corruzione, e pronti a gufare, magari solo per il gusto di sbattere in faccia il più classico “hai visto che avevamo ragione?”
Questa è l’amara constatazione che ci ha suggerito il settantesimo anniversario della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista.

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