MA NEL MONDO DEL CALCIO PICCOLO È VERAMENTE BELLO?

STADIO SAN SIRO 1926

Quasi ottantamila spettatori sugli spalti di San Siro per il big match tra Inter e Juventus con più di quattro milioni d’incasso in un periodo di crisi, lo Stadio San Paolo gremito in ogni ordine di posti – almeno quelli a disposizione – per ll’altra sfida di vertice di giornata, in un periodo di crisi, con le società che parlano di costruire stadi di proprietà a capienza ridotta. Ma nel calcio piccolo è veramente bello? Non sarebbe più opportuno riportare la gente alle partite di calcio?




All’inizio degli anni Ottanta il calcio italiano vive uno dei momenti più drammatici della sua storia: lo scandalo scommesse, con partite truccate dai calciatori stessi per ricavarne guadagni supplementari, ha allontanato la gente dagli stadi. Parte immediatamente un’opera di ricostruzione favorita anche dalla riapertura delle frontiere; il campione straniero solletica la fantasia, oltre ad innalzare il livello tecnico di un campionato all’epoca assai povero di spettacolo, con gli 0 a 0 che facevano bella mostra di se sui tabelloni della domenica sera. A poco a poco la gente riacquista fiducia, pronta a trasformarsi in vero entusiasmo quando la nazionale azzurra, nel 1982, torna dalla Spagna con la Coppa del Mondo, tra la sorpresa generale. Non bastasse, in quell’estate il numero di stranieri viene allargato a due per squadra ed iniziano ad arrivare grandi campioni, tendenza che aumenta anche nelle due stagioni successive. Gli stadi sono sempre più pieni, persino il Milan, all’epoca in serie B, riesce a portare sessantamila persone in occasione dell’incontro interno con la Cavese (per altro vinto dai campani). I “tutto esaurito” si sprecano, anche in impianti come Roma, Napoli e Milano, capaci di oltre ottantamila posti. Necessitano nuovi palcoscenici, più moderni, dotati possibilmente di posti interamente numerati e coperti. Chi scrive ricorda le lunghe attese all’interno dello stadio prima di alcune partite importanti, necessarie per riuscire a trovare una postazione decente dalla quale poter assistere all’evento profumatamente pagato. Qualche Presidente, Giussi Farina per il Milan, in particolare, vuole “una casa per la sua squadra”. Nel progetto si parla di centocinquantamila posti a sedere, tutti coperti e numerati, in un edificio con supermercati, ristoranti e palestre, in cui la famiglia può trascorrere l’intera domenica. L’idea viene rilanciata da più parti, soprattutto all’indomani dello scempio dell’Heysel, perpetrato in uno stadio vetusto e privo di qualsiasi misura di sicurezza. In Italia il problema della sicurezza negli stadi è al centro di molte discussioni, sia per i numerosi incidenti che vi si registrano all’interno, sia in vista del campionato mondiale 1990, del quale è stata ottenuta l’organizzazione. Parte un piano che consegna due stadi completamente nuovi ed altri totalmente ristrutturati, tuttavia secondo concezioni rimaste vecchie! Un occasione persa quindi. Non è tutto: cresce la violenza attorno al mondo del calcio, non necessariamente all’interno degli impianti di gioco, bensì nei dintorni. I quartieri, durante le partite, si trasformano in zone militarizzate, per fronteggiare orde di manigoldi pronti a far della partita di calcio un’occasione per sfogare le loro becere pulsioni di aggressivita contro persone e cose, mentre le società di calcio, spesso conniventi con questi gruppi, si impegnano in campagne di rafforzamento tecnico sempre più onerose, i cui costi vengono progressivamente scaricati sulle spalle degli spettatori. Pagare per rischiare di prenderle, meglio un abbonamento ad un canale televisivo a pagamento, la cui diffusione inizia a metà degli anni Novanta, senz’altro più sicuro e confortevole! Inizia qui, probabilmente la fine del rapporto d’amore con lo stadio.
Nel frattempo la Francia propone un altro modello: i nostri vicini di casa ospitano l’edizione 1998 del campionato mondiale di calcio in stadi non particolarmente capienti, ad eccezione del monumentale Saint Denis di Parigi, capace di oltre ottantamila posti a sedere. L’Italia sembra amare questa nuova tendenza: d’altra parte i vuoti sugli spalti sono sempre più numerosi!




Dopo un decennio d’emorragia di spettatori, dovuta a scandali, violenze e ad una crisi economica che ha costretto molti a tagliare il superfluo, qualcuno in Italia, la Juventus in particolare, si è dotato di uno stadio di proprietà. Un impianto da poco più di quarantamila posti (nei già citati anni Ottanta sarebbe stato da provinciale), divenuto tutti a ridosso del campo da gioco, così da creare un’autentica bolgia per sostenere i propri beniamini. Tutt’attorno ristoranti, shop ed altri luoghi di ritrovo, proprio come prospettato da “Giussi” Farina. Un modello da seguire: Milan e Roma presentano progetti per stadi da poco meno di sessantamila posti, loro che fino a qualche anno fa di spettatori allo stadio non esitavano a portarne ventimila in più, solo perché la capienza non è maggiore.
I numeri sembrerebbero dar ragione a questa politica; tuttavia Real Madrid e Barcellona, le due società più ricche d’Europa, continuano a giocare in stadi da quasi centomila posti ed il Bayern Monaco ha già ampliato la sua Bayern Arena, inaugurata poco meno di dieci anni orsono. Quanto accaduto domenica sera a Milano, solo a qualche settimana di distanza dallo splendido spettacolo di pubblico offerto dal derby, ci fa riflettere sull’opportunità di avere impianti di gioco più piccoli. Siamo persuasi che, garantendo l’incolumità fisica in impianti davvero moderni e confortevoli, la gente è pronta a ritornare allo stadio. Una maggiore capienza, tra l’altro, permetterebbe incassi maggiori, con biglietti a prezzi più accessibili. Questo non è un problema solamente italiano: per coprire i costi, ad esempio, L’Arsenal, di scena in uno stadio di medie dimensioni, applica tariffe pari ad una media di 87 euro a biglietto, una follia anche per le ricche tasche dei tifosi tedeschi, sottolineata in alcuni striscioni esposti nella partita di ieri sera disputata all’Emirates Stadium di Londra.
Un grande match disputato in un grande stadio “gremito in ogni ordine di posti”, citando l’incipit lasciatoci in eredità dal grande Sandro Ciotti, compagno di tante domeniche radiofoniche passate ascoltando i racconti delle gesta dei nostri eroi, diventa un grande evento anche per le televisioni, al momento le maggiori finanziatrici del mondo del pallone. L’effetto di migliaia e migliaia di tifosi urlanti in delirio dà maggior colore alle telecronache, rendendole senz’altro più avvincenti.
STADIO SAN SIRO 1926Ora possiamo dirlo: nel calcio “piccolo non è necessariamente bello”!

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