AUSTERITY DI RITORNO: LA SCONFITTA DEI PROGRESSISTI MONDIALI

È il 22 novembre 1973, quando il governo Rumor vara il decreto “Austerity”, per fronteggiare l’impennata del prezzo del petrolio arabo causata dal conflitto bellico tra Egitto ed Israele. Si tratta di una serie di provvedimenti di risparmio energetico, come il blocco alla circolazione automobilistica domenicale, l’abbassamento dei riscaldamenti, la chiusura anticipata di negozi e uffici. Tale situazione dura oltre 6 mesi con conseguenze profonde sull’economia e sulla società italiana.

A quasi cinquant’anni di distanza pare proprio che saremo chiamati a rivivere quel periodo: oggi come allora c’è un conflitto che sembra aver dato la stura ad una nuova impennata dei prezzi delle materie prime. Se tuttavia gli effetti sulla nostra quotidianità saranno gli stessi, le cause, come vedremo, vanno oltre quanto sta avvenendo in Europa Orientale; ben prima del 24 febbraio 2022 gas e petrolio hanno registrato forti aumenti.

Con l’Italia in campagna elettorale, il caro energia è argomento di tutti i soggetti concorrenti per governare nei prossimi anni per cui ognuno propone la propria “ricetta”. Per altro molti cittadini nutrono dubbi circa l’operato delle istituzioni:

  • sono utili le sanzioni alla Russia?
  • si poteva controllare la speculazione attorno alle materie energetiche?
  • questosecondo quesito richiama quanto accaduto vent’anni orsono, quando molti Paesi europei passavano dalle monete nazionali all’Euro, con speculazioni sui beni di prima necessità assai dannose per il potere d’acquisto dei cittadini. In Italia, anche a distanza di anni, c’è chi non esita ad incolpare il Governo dell’epoca per i mancati controlli; ora, seguendo questo ragionamento, a chi dovremmo attribuire le responsabilità?

    A tutto questo si cercherà di dare una risposta!



    Austerity di ritorno: ECCO LE CAUSE

    Misure riconducibili al periodo dell'”austerity” sono in vigore in pratica dal febbraio 2020, mese d’inizio della pandemia di Covid 19, con un sensibile allentamento a partire dall’estate 2021, quando la campagna vaccinale crea in autorità e cittadini la convinzione della venuta meno del pericolo, anche grazie all’introduzione di una tessera di antica memoria.

    Per mesi settori una volta considerati strategici e improvvisamente divenuti non essenziali funzionano a singhiozzo:ristorazione e turismo in primis. Già il ritorno alla pseudo-normalità dell’estate scorsa comporta una richiesta maggiore di materie prime energetiche. Logicamente gli speculatori non si lasciano scappare l’opportunità di creare profitti, tanto più che tensioni internazionali si profilano all’orizzonte. Una delle nazioni coinvolte è la Russia, divenuta da anni il maggior fornitore di gas e petrolio degli Stati europei, per i prezzi concorrenziali e per la volontà di affrancarsi dall’instabilità del mondo arabo, con il quale, soprattutto dopo l’11 settembre, i rapporti non sono certo idilliaci. Nell’inconscio, poi, c’è sempre il 1973.

    Le rinnovabili non aiutano, anzi …

    Ormai da qualche decennio si investe nelle alternative ai combustibili fossili, tendenza favorita anche dai numerosi incentivi di Stato messi a disposizione. In questo modo le aziende produttrici vedono nell’energia pulita una possibile fonte di guadagno e non un danno ai propri interessi, potendo altresì agganciare il prezzo di questi prodotti a quello del gas. In questo modo possiamo spiegare il grande impulso dato all’elettrico soprattutto nel campo della mobilità, sfruttando la necessità e la richiesta di energia pulita per evitare il surriscaldamento climatico.

    Nel momento in cui il costo del gas schizza alle stelle le aziende non fanno altro che cogliere l’occasione di capitalizzare al massimo gli investimenti, realizzando profitti da capogiro, secondo li più elementari leggi di mercato permesse dalla politica.

    Austerity di ritorno: GUERRA RUSSIA-UCRAINA E DEFLAGRAZIONE DEL PROBLEMA

    Il 24 febbraio la Russia, seguendo una logica perversa applicata nel mondo da oltre trent’anni, invade militarmente l’Ucraina, ufficialmente per soccorrere le popolazioni russofone da anni in rotta col governo di Kiev. Effettivamente dal 2014 la situazione al confine tra i due Paesi è alquanto tesa, con un conflitto interno all’Ucraina causa di quindicimila vittime tra i cittadini di etnia russa la cui volontà è quella di potersi staccare dal governo ucraino. Altra ragione addotta da Mosca risiede nella volontà di contrastare l’espansione della NATO ad est, inglobando proprio l’Ucraina confinante.

    La risposta occidentale è compatta con l’Italia in prima linea: condanna assoluta dell’intervento russo, sostegno economico e militare alla nazione invasa e pesanti sanzioni contro Mosca, in modo da metterne in crisi il sistema economico e bancario. C’è la volontà di isolare economicamente e culturalmente il nuovo nemico, la cui reazione non si fa attendere. Possiede petrolio e gas ed è il principale fornitore di quel mondo che ora lo sta sanzionando. Minacciare la chiusura delle condutture diventa azione logica, un’azione destinata a creare ulteriore tensione sui mercati. Basta questo affinché i prezzi prendano definitivamente il volo, nonostante l’approvigionamento dalla Russia non subisca riduzioni particolari.

    A questo punto i Paesi occidentali, quelli dell’Unione Europea in particolare, debbono cercare nuove fonti d’approvigionamento, riflettendo su quanto avveduto possa essere stato creare un fornitore principe d’energia.

    SOLUZIONI ALLO STUDIO, MA L’AUSTERITY SEMBRA INEVITABILE

    Mentre i cervelloni lavorano per porre rimedio a quella che potrebbe rivelarsi come un’autentica catastrofe economica,in Ucraina si spara e si muore, mentre ad occidente famiglie ed imprese boccheggiano, queste ultime per effetto di bollette energetiche anche a sei zeri: qualcuno ha spiegato che la scelta era tra la pace o il condizionatore acceso, ora invece abbiamo la guerra ed un inverno da trascorrere probabilmente al freddo.

    Ripristino delle centrali a carbone, rigassificatori per trasformare il gas liquido importato su navi alimentate a gasolio, alla faccia green-new-deal, sono le prime soluzioni messe a punto dalle istituzioni nazionali e sovranazionali. Inoltre si cerca un accordo per imporre un tetto massimo al prezzo d’acquisto di gas e petrolio. Al netto delle resistenze in alcune nazioni componenti il blocco occidentale che vedrebbero diminuire i propri guadagni, risulta difficile comprendere la ragione per cui un fornitore considerato nemico dovrebbe sottostare ad una tariffa imposta. Tra l’altro le nazioni che non applicano sanzioni alla Russia possiedono numeri e requisiti per assorbire l’offerta e sarebbe quanto meno comprensibile che, a parità di condizioni, Mosca venda le proprie materie a chi non si pone come nemico.

    A questo punto il ritorno a misure d’austerity di antica memoria sembra inevitabile. Abbassamento dei termosifoni, riduzione di ore e periodo di riscaldamento, spegnimento di insegne e luci esterne dopo una certa ora, naturalmente alla faccia della sicurezza, carburante a prezzi tali da sconsigliare l’uso delle automobili, riduzioni dell’orario scolastico e, se necessario, sospensione parziale dell’attività industriale sono misure al vaglio, naturalmente corredate da sanzioni la cui applicazione rimane allo studio! Un po’ di strizza però non guasta mai!

    Con queste prospettive il mondo occidentale si prepara ad affrontare l’inverno, ma le sanzioni, almeno, dovrebbero aver messo in crisi il sistema economico della Russia. Al momento non è così: i lauti guadagni delle aziende esportatrici di materie prime compensa di gran lunga le perdite negli altri settori e, dal momento che il governo russo detiene molte azioni delle società in questione, introiterà dividendi di svariati miliardi, mentre il resto del mondo arranca. Si spera negli effetti a lungo termine, ma il Kremlino sta lavorando alacremente per imbastire profiqui rapporti con chi non si è schierato col partito delle sanzioni, allargando sensibilmente il plafon dei possibili compratori. Alla fine le sanzioni stanno danneggiando chi le ha imposte e non il destinatario, tanto che più di qualcuno nutre seri dubbi circa la loro utilità!

    UN PARALLELO INQUIETANTE

    Queste sono le condizioni economico-politiche che stanno portando il mondo occidentale alla nuova austeryty, sull’orlo di una tremenda crisi economico-sociale, con un’inflazione vicina alle due cifre, situazione che, secondo i grandi esperti, doveva rimanere un retaggio legato al piccolo mondo delle monete nazionali. E qui scatta l’altro angolo “amarcord”!

    L’1 gennaio 2002 il mondo saluta con entusiasmo l’entrata in vigore dell’EURO, la moneta unica europea che soppianta marchi, lire, franchi e pesetas. Improvvisamente l’Italia passa a ragionare dalle migliaia ai centesimi, i miliardari tornano ad essere milionari: insomma c’è uno sconvolgimento. Cambiano i prezzi sugli scaffali; se per i beni durevoli, auto, mobili, elettrodomestici, il rapporto è controllabile, non altrettanto lo è per quelli di largo consumo come i generi alimentari o la ristorazione. Si verifica una serie di arrotondamenti che porta l’inflazione percepita su valori ben più alti rispetto a quella ufficiale. Il fenomeno non riguarda solo l’Italia, ma anche nazioni già abituate a ragionare in centesimi.

    Sotto accusa per il disagio c’è la maggioranza di centro-destra dell’epoca, di cui fanno parte anche alcune componenti “euro-scettiche”. A Berlusconi e soci si imputano i mancati controlli sulle speculazioni in atto, come fosse un problema esclusivamente italiano, mentre da più parti, come già detto, si lamentano situazioni analoghe. La differenza è che negli anni gli stipendi da noi, anche a causa delle restrizioni seguite alla crisi del 2008, le retribuzioni non sono aumentate come all’estero, provocando una perdita del potere d’aquisto del 30 %.

    Ora altre speculazioni colpiscono settori vitali per i consumatori con un impatto ancor più devastante sulle finanze dei cittadini. Sinceramente non abbiamo notato efficaci azioni di controllo da parte del cosiddetto “governo dei migliori, all’interno del quale c’è anche chi ha criticato l’operato del governo dell’epoca e che ora avrebbe avuto a disposizione gli strumenti per dimostrare l’incapacità dei politici di allora ma: come soluzione ha solo misure d’austerity. Ci si appella alla congiuntura internazionale, dimenticando, non si sa quanto volutamente, le proteste dell’epoca avvenute in altri Paesi dell’Unione Europea.

    IN CCONCLUSIONE

    Insomma dopo due anni di limitazioni ci troviamo catapultati indietro di mezzo secolo, avendo ripetuto per certi versi i medesimi errori come la mancata diversificazione dei mercati d’acquisto. Non bastasse, hanno pensato bene di dichiarare la guerra economica al principale fornitore, senza le necessarie precauzioni affinché le misure prese possano sortire gli effetti sperati. Uno dei protagonisti principi di questa politica è proprio il Presidente del Consiglio in carica dell’Italia, il migliore, uno dei più fermi assertori di sanzioni ed invio d’armi, misure che hanno incrementato la speculazione sui mercati, contro cui nulla è stato fatto. A differenza di quanto accaduto nel 2002, nessuno osa imputare tali mancanze all’Esecutivo in carica, probabilmente per la presenza al suo interno delle componenti tanto amate da un establishment culturale sempre avvezzo al doppio pesismo.

    in conclusione, ci sentiamo tranquillamente di affermare che il probabile ritorno dell’austerity (con tutto ciò che ne conseguirà) rappresenta a buon titolo la sconfitta del finto movimento progressista mondiale e della sua volontà di dirigere ogni aspetto dell’esistenza umana.

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