LA DISFIDA DEL RAVE: NUOVO ESEMPIO DI DOPPIOPESISMO PROGRESSISTA

Fino a qualche giorno fa, chiunque avesse voluto mettere in luce la superficialità dell’italiano medio, poteva rifarsi alla passione generalizzata per il calcio;dai primi giorni di novembre invece si è aperta quella che, richiamando un celeberrimo evento storico imparato sui libri di scuola, possiamo tranquillamente definire come “la disfida del rave”. Ad innescarla è stato il decreto legge emanato all’indomani del raduno “illegale” di Modena: l’ennesimo della serie.

Al netto delle falle sul piano puramente stilistico e delle lacune a livello contenutistico del testo emanato dal nuovo Esecutivo Meloni, cerchiamo di comprendere se le proteste scaturite non siano da classificare come l’ennesimo esempio di doppiopesismo di una certa cultura, pronta ad intraprendere una crociata ideologica in difesa di quelli che, in un mondo normale, dovrebbero rappresentare dei disvalori.

A tal proposito è opportuno rammentare che si tratta degli stessi che negli ultimi due anni hanno avallato tutte le politiche repressive e discriminatorie nei confronti di chi non ha inteso adeguarsi al pensiero unico planetario.



RAVE PARTY: COS’È?

Per meglio comprendere la “disfida del rave”, va innanzitutto inquadrata la tipologia dell’evento, per qualche “anima bella” assolutamente necessario allo scopo di portare a compimento la piena realizzazione dell’individuo. La lingua italiana basta e avanza per definirne i termini. Trattandosi di un’evento di origine anglosassone che ha preso piede a partire dalla fine degli anni ottanta, iniziamo con la traduzione della locuzione in oggetto. Nella nostra lingua RAVE PARTY significa letteralmenteFESTA DI DELIRIO. In pratica si tratta della celebrazione dell’“uscita dal solco” (questa è l’etimologia latina della parola delirio) della persona. Il chiarimento definitivo giunge certamente dalla definizione contenuta nell’Enciclopedia Trecani ossia:

grande raduno di giovani, notturno, per lo più clandestino e di carattere trasgressivo, la cui ubicazione viene generalmente resa nota solo poche ore prima dell’inizio della festa, per evitare possibili interventi delle forze dell’ordine. Si svolge all’aperto o in locali adatti ad accogliere migliaia di persone, che ballano e ascoltano musica elettronica, house o techno ad altissimo volume, e che spesso fanno uso di sostanze stupefacenti.

Ecco il significato di “festa di delirio”, l’uscita dal solco: della legalità prima, della mente e della decenza poi!

Come accennato, da un paio di decenni si è a conoscenza di questo tipo di raduni dalla durata indefinita dove a farla da padroni sono:

  • musica dal ritmo ossessivo e ripetitivo sparata ad altissimo volume (sulla cui qualità ci sentiamo di stendere un velo pietoso);
  • consumo di droghe e alcool;
  • sesso libero e sfrenato
  • il tutto fino ad esaurimento delle forze e talvolta con esiti drammatici.

    Nel nostro Paese la questione rave è balzata agli onori delle cronache nell’estate del 2021. In piena pandemia, con i locali da ballo chiusi da un anno e con i benpensanti indignati per le manifestazioni di piazza contro il green-pass vaccinale, conditio sine qua non per un’esistenza “normale”, Viterbo è teatro di un mega-raduno di almeno cinquemila individui giunti da ogni dove, estero compreso, concluso in tragedia: una persona deceduta, ragazze stuprate, animali abbattuti e danni alla proprietà per svariate centinaia di migliaia di euro. La risposta delle autorità è stata tardiva e assai morbida.Ben diverso è stato l’atteggiamento tenuto nel mese d’ottobre a Trieste contro persone disarmate, ree di contestare le misure sanitarie, rivelatesi inutili al fine di combattere i contagi, con le quali si impediva loro di poter lavorare se non previo tampone a pagamento o siero in cui non credono.

    Quanto avvenuto a Viterbo prima e a Torino si configurano come la punta dell’iceberg del fenomeno rave. Il raduno di Modena di questa fine di ottobre, pertanto, ha rappresentato l’occasione propizia per il nuovo esecutivo di far capire che le cose in Italia stanno per cambiare.

    La disfida del RAVE: LA RISPOSTA CHE FA DISCUTERE

    Mentre gli ultimi partecipanti lasciano il capannone del raduno modenese, il nuovo esecutivo, fresco di fiducia ed operativo da qualche giorno, emana il decreto causa della nostra disfida del rave. Il testo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’uno novembre, recita testualmente:

    L’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica.

    Questo decreto, in pratica, interviene introducendo un nuovo articolo del Codice penale, il 434-bis, titolato: “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico, o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. Il delitto punisce i raduni illegali ai quali partecipano più di 50 persone,occupanti abusivamente terreni o edifici. Per gli organizzatori esso prevede la reclusione da 3 a 6 anni e una multa tra i 1.000 e i 10.000 euro, con pene ridotte per i semplici partecipanti, e il sequestro di tutto il materiale utilizzato per la mise en place dell’evento non autorizzato.

    Criticità del decreto

    A una prima lettura del testo in questione balza agli occhi la sua pochezza stilistica, questione non certo giustificabile alla voce: “danni da burocratese”. La lingua italiana è troppo ricca e varia per non consentire la redazione di testi grammaticalmente corretti che non lascino adito a fraintendimenti. Spicca la ripetizione ossessiva dei termini: qualsiasi studente di scuola media che consegnasse un testo scritto in questo modo riceverebbe una sacrosanta insufficienza! Il fatto poi che in esso non si faccia riferimento all’evento che si intende punire, poi, ha finito per porgere il fianco alle critiche più disparate. Vero è, che così concepito, potrebbe indurre qualche magistrato ad applicarlo ad eventi ritenuti scomodi./p>

    Per quanto riguarda la congruità delle pene, invece, potrebbero rappresentare un giusto deterrente. In effetti sei anni di reclusione non si comminano nemmeno a violenti e stupratori! Sarebbe il caso di rivedere la cosa aumentando proprio le pene previste per questo tipo di reati

    La disfida del rave: LE RIDICOLE BARRICATE IDEOLOGICHE DELL’OPPOSIZIONE

    Come accennato, l’opposizione non ha mancato di “cavalcare immediatamente la tigre” rilevando una possibile deriva autoritaria e indiscriminata del nuovo articolo del codice penale. Tutto questo avrebbe un senso compiuto se non si trattasse delle medesime forze politiche e culturali che, negli ultimi due anni hanno sistematicamente voltato la faccia dall’altra parte – quando nnon se ne sono rese protagoniste dirette – di fronte a:

  • milioni di cittadini italiani scherniti, ricattati, emarginati, vessati, perseguitati e pesantemente insultati;
  • ragazzini esclusi dalle loro attività sportive preferite, con genitori disperati nel cercare di tenere insieme i cocci di sogni infranti e carriere interrotte;
  • medici, dottori, infermieri e operatori sanitari radiati, licenziati e lasciati a casa;
  • milioni di persone privati del proprio lavoro (o di possibilità d’impiego), quindi della dignità;
  • studenti esclusi dalle lezioni, allontanati dai corsi, isolati e disprezzati;
  • imprenditori presi in giro, spinti allo sfinimento e in molti casi al fallimento;
  • portuali con le lacrime agli occhi caricati dalle forze dell’ordine, sgomberati a suon di manganelli e idranti, umiliati davanti ai loro figli;
  • un lasciapassare – privo di qualsiasi base scientifica, garanzia di nessuna protezione dal virus – diventare vergognoso strumento di discriminazione e creare cittadini di serie A e serie B;
  • una stampa totalmente assoggettata alle istituzioni, diventare misero zerbino nonché organo di propaganda dei governi;
  • un’intera società applaudire chi sputava o vomitava veleno sulle minoranze, sostenere la diffusione di un pensiero unico e negare la parola a chiunque si permettesse di sollevare dubbi, domande o perplessità a riguardo;
  • una Costituzione stuprata, calpestata, dimenticata.
  • Si comprenderà bene che veder queste forze politico-culturali stracciarsi le vesti per difendere quella che, a tutti gli effetti, è una forma di divertimento insana, sia dal punto di vista legale, sia da quello meramente morale, non può che suscitare più di una perplessità. Qui non si tratta di tutelare persone in piazza per difendere i propri diritti o per sostenere le cause in cui credono, ma si tratta di sdoganare le istanze di chi invade proditoriamente proprietà altrui, organizzando eventi in spregio di ogni normativa in termini di sicurezza e di tutela del diritto d’autore, nei quali, tra l’altro, l’abuso di alcool e droghe diventa un must. A riprova ci sono i ricoveri ospedalieri di persone devastate da cocktail creati col mero scopo di raggiungere l’estasi, il delirio! Questo, in ultima analisi, è l’oggetto del contendere nella disfida del rave!

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