Può accadere! I casi della vita, le cose belle, a volte ci costringono a sospendere per qualche tempo la nostra attività. Fortunatamente nulla si perde e tutto si recupera. E allora proviamo a ripercorrere ciò che abbiamo lasciato per strada nel racconto quotidiano di questa lunghissima edizione del Campionato Mondiale di calcio 2026, così da riallacciare il filo della storia. E allora… via al racconto!
I quarti di finale in breve
Il campo si restringe. È arrivato il momento di stabilire chi entrerà nella storia del calcio e chi, invece, si fermerà sulla soglia. Eravamo rimasti con otto pretendenti: sei europee, una rappresentante dell’Africa e una del Sud America. Il menù prometteva sfide incandescenti e lo spettacolo non ha tradito le attese.
Il turno si apre con la sfida tra Francia e Marocco: il meglio del calcio europeo contemporaneo contro la regina del continente africano. I vicecampioni del mondo in carica offrono una dimostrazione di forza impressionante. Kylian Mbappé, pur fallendo un calcio di rigore, firma il successo dei “galletti”, sostenuto da un collettivo che conferma tutta la propria qualità. Il punteggio finale racconta soltanto in parte il dominio francese e non rende pienamente giustizia alla prestazione della formazione guidata da Didier Deschamps.
Ai transalpini non resta che attendere il verdetto del secondo quarto di finale. Di fronte si trovano una Spagna in costante crescita e un Belgio reduce dalla goleada inflitta agli Stati Uniti padroni di casa. Ne nasce una gara equilibratissima: gli iberici passano in vantaggio, i “diavoli rossi” trovano il pareggio e, quando tutto lascia presagire i tempi supplementari, arriva il colpo decisivo della Roja, che torna tra le grandi del calcio mondiale sedici anni dopo e si regala un affascinante derby dei Pirenei con la Francia.
Si arriva così a quella che molti considerano la partita più affascinante dell’intero torneo: Inghilterra-Norvegia, Harry Kane contro Erling Haaland, la tradizione contro la nuova potenza del calcio europeo. Non è semplicemente una partita: è un’autentica epopea. Gli scandinavi passano in vantaggio, reclamano un calcio di rigore che lascia più di un dubbio, sprecano il colpo del possibile raddoppio e vengono progressivamente rimontati dagli uomini di Thomas Tuchel. Ancora una volta è Jude Bellingham a prendersi sulle spalle la nazionale dei Tre Leoni, trascinandola fino ai tempi supplementari, dove firma il gol della qualificazione. Per gli inglesi è un sogno che continua; per la Norvegia resta la consapevolezza di aver disputato un mondiale di altissimo livello, accompagnata dal rimpianto per un’occasione forse irripetibile.
Nella notte europea tra sabato e domenica è il turno di Argentina e Svizzera. Da questa sfida deve uscire l’avversaria dell’Inghilterra. Sulla carta il pronostico sembra favorevole ai sudamericani, ma le difficoltà incontrate fin lì dagli uomini di Schelotto contro avversarie sulla carta inferiori invitano alla prudenza. L’Argentina passa in vantaggio e sembra poter amministrare la gara, ma nella ripresa arriva il pareggio elvetico. La Svizzera cresce, prende fiducia e, per lunghi tratti, dà perfino l’impressione di poter controllare la partita. Tutto cambia, però, con il discusso episodio dell’espulsione per doppia ammonizione di Breel Embolo, giudicato colpevole dal direttore di gara di aver simulato un fallo a centrocampo. Ad alcuni osservatori, però, non sfugge il precedente intervento piuttosto energico del difensore argentino sull’attaccante svizzero, che lasciandosi cadere evita probabilmente conseguenze peggiori alla caviglia. In superiorità numerica, l’Argentina riesce a piegare la resistenza elvetica nei tempi supplementari, conquistando una semifinale sofferta quanto contestata.
Il quadro è così completo. Da una parte il derby dei Pirenei; dall’altra una sfida che, idealmente, riporta alla memoria il quarto di finale del Mondiale 1986, quello passato alla storia per la celeberrima “Mano de Dios“. Questo il menù delle semifinali, penultimo atto di un campionato mondiale che continua a regalare emozioni e polemiche.
Spagna in finale
La Francia sogna di festeggiare il 14 luglio nel modo più prestigioso. La Spagna, invece, vuole tornare a respirare le atmosfere del trionfo del 2010. Di fronte si trovano il miglior attacco della manifestazione e la difesa più solida dell’intero torneo, capace di incassare una sola rete in sei incontri e reduce da una striscia di trentasei risultati utili consecutivi.
Il tema della gara emerge fin dai primi minuti. I fuoriclasse francesi sbattono ripetutamente contro l’organizzazione tattica degli uomini di Luis De la Fuente, che prendono progressivamente possesso del centrocampo. Il momento decisivo arriva quando Lucas Digne si lascia sorprendere dall’inserimento di Pedro Porro, esterno difensivo con il vizio del gol, che supera Maignan e indirizza definitivamente la partita. Nella ripresa arriva anche il raddoppio della Roja. Da quel momento, per la Francia, la rimonta assomiglia a una scalata di settimo grado senza corde né bombole d’ossigeno. I tentativi dei “galletti” si rivelano sterili, mentre gli spagnoli amministrano con autorevolezza fino al triplice fischio.
La Spagna conquista così la finale del Mondiale 2026 ed eguaglia il record di partite ufficiali consecutive senza sconfitte stabilito dall’Italia di Roberto Mancini. Per la Francia rimane il rimpianto di aver trovato sulla propria strada una squadra praticamente perfetta. Per Argentina e Inghilterra, invece, cresce la consapevolezza che la finale passerà attraverso l’ostacolo più difficile possibile. E, come se non bastasse, incombe anche il possibile pieno recupero dei due talenti terribili Lamine Yamal e Nico Williams. Se dovessero ritrovare la migliore condizione, per chiunque arriverà dall’altra semifinale si prospetta una notte davvero proibitiva.