ANTINFIAMMATORI CHE INFIAMMANO: TRENTA MESI DI DOPPIO-PESISMO DI STATO

Con gli antinfiammatori avremmo chiuso molto prima con cose come queste!

Quanto pubblicato sulla rivista scientifica “Lancet infectious diseases”, rilanciato da un articolo de “Il Corriere della Sera” del 26 agosto sembra mettere un punto fermo sulla gestione ddel Covid 19: una profilassi con antinfiammatori, somministrata nelle prime 72 ore, riduce i rischi di ospedalizzazione del 90 %. In pratica sconfessa l’intera gestione ministeriale – tachipirina e vigile attesa – e conseguentemente pone quesiti inquietanti.

Il primo non può che riguardare il numero delle vittime che si sarebbero potute evitare ma, andando in profondità, non si può non notare il doppio pesismo di istituzioni e media appricato nei confronti delle terapie alternative, per le quali hanno atteso la normale validazione scientifica, avviando contemporaneamente una campagna vaccinale i cui effetti a medio e lungo termine sono tutti da scoprire.

Sviscereremo Tutti questi argomenti allo scopo di fare un recap completo degli ultimi 30 mesi della nostra esistenza nei quali si è visto tutto e il contrario di tutto!



Contrariamente a quanto ritenuto fin dalla sua comparsa ad inizio del 2020, ad uccidere i malati di Covid 19 è l’infiammazione (o flogosi), e non il virus. È quanto certificato dalla rivista scientifica “The Lancet” validante la ricerca proposta nel giugno dell’anno scorso dall’Istituto Mario Negri in collaborazione con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dalla quale emerge che nelle forme lievi e moderate di Covid si riscontrano risultati di grande interesse rispetto all’efficacia dei Fans: antiinfiammatori non steroidei. Gli accessi al pronto soccorso e le ospedalizzazioni scendono dell’80% (dato accorpato), le sole ospedalizzazioni dell’85-90%, mentre il tempo di risoluzione dei sintomi si accorcia dell’80% e la necessità di supplementazione di ossigeno praticamente si annulla.

Nello studio ci si spinge oltre affermando che se i contagi dovessero tornare a salire, la terapia precoce con 
antinfiammatori scongiurerebbe la pressione eccessiva sugli ospedali, compresi gli altissimi costi dei trattamenti soprattutto quelli in terapia intensiva. Naturalmente la terapia deve essere gestita dai medici di famiglia, per i possibili effetti collaterali e le interazioni di questi antinfiammatori con gli altri farmaci assunti dal paziente.

La notizia non ha lasciato indifferente chi, da oltre due anni, si sta battendo per l’approfondimento delle cure alternative.

ANTINFIAMMATORI PER LA CURA DEL SARSCOV: UNA SOLUZIONE DA approfondire FIN DAI PRIMI MOMENTI, INVECE …

“Stae in casa”, “andrà tutto bene”, “tachipirina e vigile attesa” sono le prime istruzioni ricevute all’indomani dell’arrivo in Italia della pandemia, con le file ai supermercati, le canzoni sui balconi alle 18, i tutorial per il lavaggio delle mani e la costosissima caccia alle mascherine, prima ritenute oggetti per poveri dementi impauriti per poi divenire elemento necessario per l’espletamento di qualsiasi azione quotidiana. Con le città vuote, le immagini della lugubre processione dei camion carichi di bare sulle autostrade, in costante attesa delle istruzioni date a tarda sera dall’allora Presidente del Consiglio, c’è stato chi, nell’indifferenza generale (quando non nello scetticismo) ha avuto il coraggio di andar oltre i protocolli ministeriali per cercare soluzioni a quanto stava devastando la societa, soprattutto psicologicamente.

Dalle prime autopsie, eseguite praticamente di nascosto, emergono immediatamente i primi gravi errori nel trattamento della malattia, carenze che sarebbero rimaste tali se si fossero seguiti pedissequamente i protocolli ministeriali. Alcuni medici constatano che la terapia proposta non può essere efficace: attendere diventa praticamente fatale per persone che giungono in ospedale in condizioni giocoforza disperate, in ambienti in cui la morte sembra avere costantemente la meglio, tra lo scoramento del personale costretto a turni massacranti. Si propongono le prime soluzioni alternative tanto che, il 19 aprile 2020, l’Avvocato napoletano Erik Grimaldi apre il gruppo Facebook “Terapie Domiciliari in ogni regione”, con lo scopo di costruire una rete dove gli addetti ai lavori scambiano esperienze e conoscenze in presa diretta, mettendole a disposizione del grande pubblico. Contemporaneamente sorgono altri gruppi e movimenti simili con lo scopo di promuovere cure domiciliari tempestive ed efficaci. Voce autorevole in questo campo diventa il dottor Luigi Cavanna, primario del reparto di Oncologia dell’Ospedale di piacenza, il quale mette a disposizione di tutti i risultati di una terapia da lui sperimentata a base di antinfiammatori, che ha fornito esiti incoraggianti.

Dopo la tranquilla estate 2020 i contagi tornano a salire, tanto che il Ministro della Sanità è costretto a ritirare dagli scaffali il suo libro in cui racconta la sua vittoria sulla grande pandemia! Ci si prepara a vivere un autunno a colori: giallo, arancione, rosso, ross’arancio, un caledoscopio con coprifuoco, chiusure mascherate, tachipirina e vigile attesa, perché di cure alternative non se ne parla e non se ne può parlare. Perfino il dottor Giuseppe De Donno, reo di aver sperimentato con successo la plasmaferesi sui malati di Covid passa un guaio! In un Paese normale gli sarebbe stato affidato lo studio, lui si è ritrovato in reparto i NAS!

Le voci contro i protocolli si levano sempre più alte, alla luce di risultati ottenuti, ma la pagina 10 della circolare ministeriale 30 novembre 2020 conferma lo status quo: tachipirina e vigile attesa, perdendo così tempo prezioso con sentiti ringraziamenti da parte del virus.

Uno studio del 19 febbraio della Fondazione Veronesi evidenzia l’efficacia delle molecolel desametasone, del budesonide, dell’interferone e del tocilizumab per ridurre l’impatto del Covid-19.Un dialogo sembra aprirsi ma il Ministero della Sanità ancora una volta delude tutte le attese emanando la circolare del 26 aprile 2021 avente ad oggetto la modifica delle linee guida per la cura del Covid 19. In essa si profila l’eventuale uso di antinfiammatori in luogo del paracetamolo, ma sostanzialmente si conferma il concetto di vigile attesa.La novità vera introdotta consiste nella lista dei farmaci da non prescrivere; riassumendo, la montagna ha partorito un topolino.

Sconcerto, delusione e rabbia montano tra coloro che non vogliono e non riescono ad adeguarsi ai dictat del Governo, da qualche mese divenuto “Dei Migliori”, soprattutto quando, l’11 giugno, l’istituto Mario Negri mostra l’importanza di un intervento tempestivo con antinfiammatori alla comparsa delle prime lievi manifestazioni della malattia, senza attendere l’esito del tampone. Nei primi 2-3 giorni, infatti, il Covid-19 è in fase di incubazione: la persona non presenta ancora sintomi. Nei 4-7 giorni successivi, la carica virale aumenta facendo comparire i primi sintomi (tosse, febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di gola, nausea, vomito, diarrea). Intervenire in questa fase, iniziando a curarsi a casa e trattando il Covid-19 come una qualsiasi altra infezione respiratoria, ancora prima dell’esito del tampone, potrebbe aiutare ad accelerare il recupero e a ridurre l’ospedalizzazione.

NELLE PIAZZE PER LE CURE

Intanto le testimonianze di persone curate a domicilio si susseguono creando un movimento che inizia a farsi sentire nelle piazze. La politica, tranne qualche esponente della sparuta opposizione parlamentare, ignora tutto questo e prosegue sparata con una campagna vaccinale dove si afferma tutto e il contrario di tutto. Una svolta arriva gioco forza a gennaio; le vessazioni contro chi ha deciso di non prestare il braccio sono all’apice, ma la sentenza n. 419 del tar del Lazio del 15 gennaio 2022 annulla la circolare del 26 aprile. Le linee guida in essa contenuta collidono con la deontologia dei medici. Le istituzioni provano a correggere il tiro affermando che si trattava di mere indicazioni ma, come si sa, le circolari ministeriali assumono il rango di norme per chiunque lavori nella Sanità.

Antinfiammatori infiammanti: MEDIA E ISTITUZIONI COME UN SOL UOMO UNITE

Tranne qualche caso illuminato come: la trasmissione “Fuori dal Coro” condotta da Mario Giordano o gli articoli pubblicati sul giornale “La Verità”, mai come in questa circostanza il mondo dell’informazione ha mostrato tanta compattezza d’idee, bollando come negazionista, complottista e no vacs chiunque osasse contraddire la verità di stato. La popolazione ha dovuto subire due anni di martellamento continuo con trasmissioni in cui si afferma la figura della virostar. Improvvisamente nomi come Bassetti, Burioni, Crisanti, Galli, Pregliasco diventano celebri e famigliari come lo storico trio Zoff-Gentile-Cabrini. Sono loro ad animare i dibattiti e, almeno fino alla comparsa del vaccino, a mostrare posizioni diverse circa alcuni aspetti della gestione generale dell’emergenza virus.

Sistematicamente si crea un nemico: il runner che corre da solo sulla spiaggia, il giovane che chiede di ritornare a divertirsi, il no mask, il no vacs, il no green pass! Figure contro cui scatenare una vera campagna d’odio con la quale nascondere le reali falle di un sistema, pronto ad affrontare la prevista seconda ondata con i banchi a rotelle nelle classi e i finestrini aperti sugli autobus, anzi che sperimentare protocolli, magari a base di antinfiammatori, visto mai che avessero risolto il problema! Nel comtempo ogni proposta di cura viene guardata con sussiego, quando non derisa, mentre i risultati sono lì a parlare! Ci si affida ai tempi della scienza e il resto è solo stregoneria.

I ranghi si compattano ulteriormente a partire da gennaio 2021 con l’inizio della campagna vaccinale. Lì anche le virostar fanno corpo unico e la rumba può aver inizio. A dirigere il tutto giornalisti ed hancorman e per chi parla di cure alternative, antiinfiammatori ad esempio, gogna mediatica!

Antinfiammatori che infiammano: DUE PESI E DUE MISURE

Tutto inizia in una fredda giornata di dicembre, con le famiglie chiuse in casa davanti ai teleschermi che, trionfanti, mandano in onda le immagini dell’arrivo del van refrigerato contenente l’elisir salvifica. C’è la fanfara ad accogliere al confine del Brennero il camioncino cche trasporta le prime dosi da conservare ad ottanta gradi sotto lo zero.

Si grida al miracolo: un farmaco in fase di sperimentazione realizzato con una tecnica mai utilizzata nemmeno in casi compassionevoli guiderà il mondo fuori dall’incubo, alto che cure a base di antinfiammatori! Nel frattempo le case produttrici sono talmente certe di ciò che stanno mettendo in circolazione, che richiedono la manleva da ogni responsabilità da far sottoscrivere a chi riceve il siero.

Naturalmente le solite “menti pensanti” rovinano la festa con i loro dubbi e le loro domande impertinenti bisognose di risposte.

Fino a qualche settimana prima erano le virostar stesse a prospettare tempi lunghi per l’immissione sul mercato di un vaccino, quindi cos’è accaduto? Le autorità hanno preso atto che farmaci in grado di combattere la malattia non sono disponibili, conditio sine qua non per poter somministrare sostanze in fase di sperimentazione avanzata.

SI BRANCOLA SCIENTEMENTE NEL BUIO

Inizia la gara a chi la spara più grossa circa l’efficacia: 80%, 85 da parte della casa concorrente, si rilancia con 92, per finire col 94! E sui soggetti a cui somministrare il vaccino: quello tradizionale ai giovani, l’altro agli anziani; no: quello tradizionale agli over 60, sebbene la casa dichiari di non averlo sperimentato, l’altro a tutti. E quante dosi? Probabilmente due a distanza di tre settimane, ma vanno bene anche 90 giorni, forse no, 60 si può fare.

Intanto la gente, stanca e impaurita, corre, sgomita, si accalca! Notti insonni davanti ai computer nei click day per prenotare un posto in paradiso e poi: selfy social mostrando con orgoglio il braccio! I contagi scendono, ma risalgono! Una dose basta sì, forse no: ce ne vogliono due a distanza di 90 giorni: almeno questo l’abbiamo deciso!

Nel frattempo arrivano notizie di effetti collaterali immediatamente bollate come fake anzi: partono vere e proprie campagne mediatiche al grido di: “facciamolo per gli altri!”

Pure gli stadi riaprono parzialmente al pubblico, la nazionale azzurra conquista il titolo europeo: quale miglior veicolo per lanciare lo slogan “insieme vinciamo”.

GREEN-PASS, INSULTI E FAKE DI STATO

Il numero degli scettici rimane alto mentre i contagi tornano a salire, in piena estate! Il novacs è diventato il nemico pubblico numero uno, colpevole della risalita dei numeri. Di obbligo diretto non si parla, non sarebbe fattibile ne conveniente, ma si introduce una “tessera verde” (greenpass) per certificare la negatività al virus dell’individuo. “Chi non si vaccina muore e fa morire” sentenzia il Presidente del Consiglio Mario Draghi, “il migliore” dopo aver garantito che la misura studiata avrebbe dato la certezza di poter vivere in ambienti liberi dal virus!

A questo punto la campagna contro il novacs è ufficialmente aperta! In Tv, in radio sui giornali e sui social si dice e si pubblica di tutto: dallo “bisognerebbe sfamarli con i cannoni (richiamo all’azione del generale Bava Beccaris del 1898″”), al “chiudeteli come i sorci”, passando a minacce di buchi svariati in vena da parte di operatori sanitari, per finire con ministri della Repubblica elogiannti la genialità di un green-pass che costringe alla miseria, a meno di non sottoporsi al rito del tampone spesso doloroso e certamente costoso.

I numeri però sono lì a parlare: la campagna è praticamente terminata, ‘immunità di gregge non esiste (e dire che qualche premio nobel passato per rincoglionito l’aveva spiegato in tempi non sospetti) ma il morbo infuria! Un momento di sincerità si palesa in una sera d’agosto quando il presidente dell’ordine dei medici ammette che l’efficacia del siero non è quella che ci si aspettava: “credevamo di avere un bazooka e invece abbiamo un moschetto di buona fattura”; ma con i soli moschetti le guerre non si vincono! Ne sappiamo qualcosa noi italiani!

La protesta contro le misure prese e per le alternative di cura sale sempre più alta; i movimenti vengono prima infamati per poi essere caricati brutalmente in una mattinata d’ottobre! Con la scusa della tutela sanitaria si limita quanto più possibile la libertà di manifestare e, ironia della sorte, a dirigere tutto questo è chi in estate non ha saputo fronteggiare un rave-party di migliaia di persone organizzato abusivamente.

SCAMPOLI DI VERITÀ

Trascorre così un altro inverno, con la popolazione spaccata e ormai vaccinata del tutto! Scendono un’altra volta i contagi, ma risalgono perentoriamente con l’arrivo della bella stagione ma questa volta a finire in ospedale è chi ha completato il ciclo. Si lancia la campagna per una quarta dose, ma lo scetticismo inizia a farsi strada anche fra chi era partito convinto della bontà del siero, il cui uso è stato approvato nonostante la mancanza dei dati richiesti per esempio per curare con antinfiammatori: due pesi e due misure!

Conclusioni

Il mancato approfondimento delle cure alternative a tachipirina e vigile attesa ha prodotto danni probabilmente irreparabili! Al di là del numero di morti che si sarebbero potuti evitare, rimane la profonda spaccatura creata tra chi è stato critico nei confronti dell’establishment e chi ne ha approvato le decisioni, anche perche chiusure, ttessere verdi ed estenuanti campagne mediatiche si sarebbero rivelate superflue, quando non inutili.

In conclusione ci sono buoni elementi per affermare che, circa l’uso di antinfiammatori per la cura del Covid 19 rispetto a quello dei vaccini, siano stati usati due pesi e due misure, usanza tipica nei cosiddetti ambienti progressisti e moralizzatori del nostro Paese, questione già trattata nell’articolo:

DOPPIOPESISMO NELLA CULTURA DI STATO: ECCO LE CONSEGUENZE.

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