BENE CHIUDERE IL COCORICÓ MA SOLO SE …

“I superclub europei e mondiali, e il Cocoricò è uno di essi, basano il proprio carisma sulla capacità di saper giocare oltre le regole creandone di nuove – regole che però sono valide ed efficaci solo per se stessi. Non ci si pone in competizione. Non ce n’è bisogno. Lo fanno altri. Se copiano la voglia continua di sorprendere e spiazzare che ha sempre attraversato la storia del Cocoricò a partire dai primi anni ’90, benissimo: la copiassero bene, azzardassero anche loro cose assurde come certi esperimenti sonori al Morphine, certe contaminazioni estreme col teatro d’avanguardia, certi inquietanti claim scritti sulle pareti a caratteri cubitali capaci di scavare nel subconscio. …”
Queste righe sono tratte dalla pagina ABOUT del sito cocoricò.it e delineano la filosofia del club romagnolo: creazione di regole, ricerca di sensazioni uniche particolari, allo scopo di far vivere un’esperienza unica. Vista così, la presentazione pare innoqua, ma probabilmente qualcosa deve essere (meglio dire esserci) scappato di mano!




Fondato nel 1989, il club è diventata una delle mete preferite dai “discotecomani,” estremizzando usanze già in voga negli anni Ottanta e, purtroppo, sottovalutate; sempre più, nel decennio del “disimpegno” si è affermato un modello di divertimento dove andare a stordirsi, tramite una musica dal ritmo ossessionante e ripetitivo, bevendoci sopra qualche bicchierino e, in qualche caso, condendo il tutto con … quello che si poteva trovare! Erano gli anni delle domeniche pomeriggio dedicate ai ragazzini e delle serate che iniziavano alle 22 terminando col classico revival, utile a riportare nel mondo, ad una dimensione commerciale. Il Cocoricò, semmai, ha stravolto questo modo d’intendere il divertimento,

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