IN GUERRA NEL NOME DELLA COERENZA

Dolore, sdegno, rabbia, paura sete di vendetta, , sentimenti che si stanno inseguendo, rincorrendo, alternando, a volte in maniera confusa, altre con tratti chiari e precisi, da venerdì sera, quando Parigi – e con lei l’intera nostra società occidentale – è stata devastata nel morale dalla brutalità assassina, in nome di un presunto Dio. A quasi tre giorni di distanza, proviamo a districarci in questo labirinto, cercando di trovare la via per mettere un po’ d’ordine!






SDEGNO nell’apprendere, al termine di una partita di calcio già segnata dal ricordo di un’altra immane tragedia, quanto stava accadendo a qualche centinaia di chilometri, in un normalissimo venerdì sera, a gente comune, colpevole solamente di trascorrere una serata a cena in un ristorante, o di ascoltare un concerto in una discoteca oppure di essersi recata allo stadio per assistere ad una prestigiosa amichevole di calcio.
DOLORE immediatamente collegato allo sdegno, che aumenta col delinearsi progressivo della gravità di quanto è accaduto. Lo ammettiamo: in altre circostanze ben più lontane geograficamente da noi non ci siamo lasciati coinvolgere, solo perché, da cittadini qualunque, viviamo di ciò che passano i comuni mezzi d’informazione e, piaccia o no, immagini, suoni e voci sono essenziali per muovere i sentimenti.
RABBIA, tanta, perché il dolore porta a questo. Allora,

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