ADDIO SINISA MIHAJLOVIC, GUERRIERO VERACE!



Sinisa Mihajlovic: RICORDANDO IL CALCIATORE

La serie A italiana conosce Sinisa Mihajlovic nel 1992, quando la Roma lo preleva dalla Stella Rossa, con cui, assieme ad altri grandi giocatori come Jugovic, Pancev, Savicevic e Prosineski ha conquistato prima la Coppa dei Campioni a spese del Marsiglia e successivamente la Coppa Intercontinentale sconfiggendo i cileni del Colo Colo. Laterale di sinistra, deve vincere la concorrenza di Amedeo Carboni, al momento uno dei migliori nel ruolo, ma soprattutto deve fare i conti con la regola che impedisce di schierare più di tre stranieri in campo. Per lui l’approccio non è semplice: grande temperamento, eccellente calcio da fuori, ma tatticamente ne Vujadin Boskov, ne Carlo Mazzone riescono a trarre il meglio da lui.

La storia per lui cambia radicalmente quando approda alla Sampdoria dove incrocia la strada con Sven Goran Eriksson, il quale decide di schierarlo al centro della difesa. Mihajlovic diventa immediatamente un elemento essenziale; preciso nelle chiusure, rivela una grande propensione per l’impostazione del gioco, tanto che lo stesso Eriksson, ormai alla Lazio da una stagione, pensa a lui per sostituire Alessandro Nesta reduce dal gravissimo infortunio patito contro l’Austria al mondiale francese. Sull’altra sponda calcistica del Tevere vive il momento migliore della propria carriera con titoli, successi e grandi goal. Terribili sono i suoi calci di punizione, spesso e volentieri autentiche sentenze inappellabili per i portieri avversari.

Alla Sampdoria prima e successivamente alla Lazio stringe una grande amicizia con Roberto Mancini, che lo vuole con sè quando approda sulla panchina dell’Inter. Assieme a Stankovic e Veron, compagni di vittorie alla Lazio, contribuisce all’affermazione del tecnico marchigiano, avviato a ripetere da allenatore quanto ottenuto da calciatore.

A Milano chiude la sua vicenda agonistica entrando nella storia interista: contro l’Ascoli è diventato il giocatore più anziano ad aver realizzato una rete in maglia nerazzurra.

SINISA MIHAJLOVIC OLTRE AL CALCIO

Appese le fatidiche scarpe al chiodo, Sinisa Mihajlovic intraprende la carriera di allenatore. Un “sergente di ferro” nello spogliatoio, ma sempre pronto a difendere i suoi uomini se attaccati! Emerge qui tutta la personalità di un uomo mai banale, uno che non ha mai nascosto le proprie idee, anche quando scomode. A tal proposito giova ricordare le polemiche scoppiate per le sue dichiarazioni in favore del governo Jugoslavo ai tempi del conflitto in Cossovo.

Spesso chiamato in corsa, ha risollevato le sue squadre da situazioni di classifica pericolose. “Ho sempre fatto meglio di quelli prima di me” amava dire e, sostanzialmente, ha sempre avuto ragione lui. Una sola occasione ha avuto di sedere sulla panchina di una “grande”: quella del Milan nel 2015. Reduci dalla fallimentare esperienza con “Pippo” Inzaghi, i rossoneri decidono di puntare su di lui, alla luce dell’ottima stagione vissuta alla Sampdoria nel campionato 2014-15. Per altro il feeling con la dirigenza non è mai sbocciato del tutto e, al primo vero momento di crisi, nonostante una finale di Coppa Italia conquistata e la squadra in piena corsa per un posto in Europa League, da via Turati gli danno il “ben servito chiamando Cristian Brocchi, il quale non otterrà nè trofeo, nè qualificazione. Torino (sponda granata) e Bologna , con un’assurda parentesi portoghese di nove giorni allo Sporting Lisbona, sono le ultime tappe del suo girovagare nel mondo del calcio. La città felsinea, in particolare, lo adotta, soprattutto quando il serbo rende nota la propria malattia.

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SALUTO AL GUERRIERO

È l’estate del 2019 quando in conferenza stampa Sinisa Mihajlovic annuncia il proprio dramma: la leucemia. Qualche lacrima, ma in lui c’è la ferma volontà di vincere. Le sue parole commuovono ed uniscono! Dirige la squadra anche dal letto d’ospedale e, quando presente in panchina, riceve il sostegno anche degli avversari, perché la battaglia di Mihajlovic contro il male diventa un po’ la battaglia di tutti. Con l’arrivo della pandemia e tutto ciò che ne consegue, la guarigione dello slavo rappresenterebbe uno schiaffo alla sorte. Invece: niente lieto fine! La ricaduta annunciata nella primavera di questo 2022, l’esonero subito a settembre, sembrano oscuri presagi a cui nessuno vuole credere! Il guerriero è caduto ed ora noi ci sentiamo più soli e smarriti!

Mancherà Sinisa Mihajlovic sia come uomo di campo, ma soprattutto come esempio di vita. In un mondo sempre più pattinato, la sua storia privata è un unicum. Gli ultimi ventotto anni della sua vita li ha condivisi con la moglie Arianna, dalla quale ha avuto cinque figli, alla faccia della decrescita demografica! Ora non resta altro che ricordarlo, nel bene e nel male, in modo schietto e sincero, quello che ha sempre dimostrato di essere, prima col pallone tra i piedi e successivamente seduto su una panchina.

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