ITALIA CAMPIONE DEL MONDO SOTTO RETE!

Simone Giannelli capitano dell'Italia campione del mondo 2022

“Italia campione del mondo”! È il grido arrivato a tarda sera, in una data legata da anni ad avvenimenti catastrofici, nel bel mezzo di una crisi internazionale i cui risvolti sono tutti da svelare e al termine di una settimana che vede il mondo salutare una delle icone del XX secolo: la Regina Elisabetta II, scomparsa all’età di 96 anni.

Artefici dell’impresa sono i ragazzi della nazionale maschile di Volley, un gruppo di giovanotti capaci di confermare il titolo continentale conquistato lo scorso anno, dimenticando in fretta la sconfitta nella World League disputata a Bologna. Di colpo la squadra sembra riavvolgere il nastro del tempo riportandolo indietro di 32 anni, quando un altro team di giovani virgulti conquistava il mondo dopo aver trionfato in Europa, uscendo sconfitti nell’atto conclusivo delle altre manifestazioni a cui hanno preso parte. Tra loro figura anche il nome di un certo Ferdinando De Giorgi, l’uomo che dalla panchina ha riportato in Italia il mondiale a distanza di 24 anni, vivendo in prima persona quell’epoca d’oro della Palla a Volo.



Italia campione del Mondo: BREVE CRONACA DI UNA FAVOLA

Un gruppo di giovani, guidati in panchina da un ex grande giocatore anni Novanta e capitanati da Simone Giannelli, autentico palleggiatore fuoriclasse, si presenta alla manifestazione reduce dal trionfo continentale e dalla delusione per la finale persa in World League. Per altro una delle qualità dei ragazzi è quella di saper resettare gioie e delusioni ed è ciò che i vari Micheletto, Blazov, Romanò, ecc. fanno al meglio iniziando a macinare vittorie una dietro l’altro. Si giunge così ai quarti di finale affrontando la Francia Campione Olimpica in carica. Contro i transalpini arriva la prima prova di maturità vincendo un’autentica battaglia chiusa al quinto set. Ora tocca alla sfida alla Slovenia allenata da una leggenda della nostra Palla a Volo: Andrea Giani, uno capace di far gridare per tre volte “Italia campione del Mondo!”

Nonostante il fattore campo e il valore dei sloveni, gli azzurri spadroneggiano chiudendo la pratica con un secco 3 a 0

IL SUCCESSO CONTRO LA POLONIA

A sei anni di distanza da una finale a “carattere planetario” (Olimpiadi di Rio 2016 contro i padroni di casa del Brasile) gli azzurri del volley tornano a disputare l’ultimo atto: ancora una volta contro la nazionale ospitante. A Katovice c’è la Polonia due volte campione del mondo in carica: un’autentica montagna da scalare!

Il primo set, infatti, pare decretare il fine corsa alla striscia di successi di Giannelli e compagni usciti battuti per 25 a 22. Nel secondo parziale i padroni di casa sembrano prendere il largo dopo una prima fase di grande equilibrio: impeccabili in difesa, devastanti in attacco. Con calma estrema, però, il tecnico invita i suoi ragazzi a sfidare gli avversari proprio nel loro fondamentale preferito: la difesa. Le maglie azzurre improvvisamente iniziano a raccattare qualsiasi cosa da terra, spesso è una palla da servire al compagno sotto forma di punto. Le certezze dei due volte campioni iridati incominciano ad incrinarsi mentre sulle facce degli italiani tornano sorriso, sfrontatezza ed irriverenza. A fine set gli azzurri mettono la testa avanti per andare fino in vondo e riequilibrare i conti sul 25 a 21. Qui parte tutta un’altra partita con brevi fasi d’equilibrio iniziale in entrambi i parziali, per poi veder scappar via Giannelli e soci, abili a mantenere gli avversari a distanza di sicurezza. Il terzo set si chiude così sul 25 a 19, mentre il quarto ed ultimo termina sul 25 a 20. L’ultima palla è una risposta in rete dei polacchi, quasi a sancire la resa di fronte a tanta irriverenza sportiva! E l’urlo, in diretta Tv, parte spontaneo: Italia campione del mondo! Accanto al cronista c’è Andrea Lucchetta, il primo a sollevare una coppa iridata nel 1990 in veste da capitano, anche lui MVP della manifestazione alla stregua di Simone Giannelli, palleggiatore tutto fare, eletto a pieno titolo a miglior giocatore del rassegna iridata 2022.

Italia campione del Mondo: NUOVA EPOCA D’ORO POSSIBILE

L’Italia campione del mondo del Volley nel 1998 ha chiuso un ciclo vincente iniziato nove anni prima con la vittoria agli europei di Svezia, seguiti alla delusione olimpica di Seul. In panchina arriva un tecnico che crea un gruppo di giovani capitanati da un giocatore esperto sì, ma non troppo in là con gli anni, a cui infonde consapevolezza nei propri mezzi, tali da poter far fronte alle eventuali piccole disavventure di un match: un errore gratuito, una palla contestata, una topica arbitrale ecc. .

Pure la vigilia del mondiale 1990 è scandita da qualche amarezza, come la finale della World League e e quella dei Good Will Game con Cuba a far da “bestia nera”, salvo sconfiggerla in quella magica serata di Rio con l’ultimo pallone messo a terra da Lollo Bernardi!

Prospettive di nuovo grande ciclo vincente

Col successo di Katovice sembra aprirsi un nuovo ciclo d’oro: le premesse ci sono tutte: un capitano fuoriclasse assoluto ed un gruppo di ragazzi, se vogliamo ancor più giovani di quelli del Novanta, capaci di dimostrare una personalità fuori del comune. Ad ulteriore testimonianza della qualità eccelsa del materiale umano a disposizione si prenda il titolo di miglior centrrale assegnato a Gianluca Galassi, nonostante che il giocatore sia rimasto in panchina a partire dalla metà del secondo set della finale, l’atto che ha sancito il trionfo.

Le uniche differenze al momento riscontrabili stanno nell’ambiente esterno. Nel 1990 il movimento italiano viveva un autentico momento di euforia dato anche dall’entrata in scena dei grandi gruppi: Raul Gardini a Ravenna, la famiglia Benetton a Treviso, il gruppo Fininvest a Milano e il gruppo Parmalat a Parma hanno garantito ricchezza e competitività assoluta all’intero campionato, divenuto il migliore del mondo. Al momento la competitività della serie maggiore è rimasta pressoché uguale, ma l’impressionante crisi economica incombente potrebbe avere effetti deleteri anche sulla nazionale, con giovani giocatori che inizierebbero a disperdersi magari in leghe poco allenanti, ma foriere di buoni ingaggi.

Conclusioni

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