CHE MONDIALE È STATO?
Un escursus tra mediocrità tecnica e miserie istituzionali



Già nel presentare la manifestazione con l’articolo: BUON MONDIALE A TUTTI! A naso turato però non abbiamo nascosto i nostri dubbi circa la bontà dell’evento, sia sul piano tecnico, sia su quello extra-calcistico. Ecco che una rilettura dei fatti aiuterà a dare legittimità o meno alle nostre perplessità iniziali.

Che mondiale è stato: CONSIDERAZIONI TECNICHE

Come sappiamo, la location del campionato mondiale finisce con l’influire sull’aspetto tecnico. Il Qatar non presenta i problemi legati all’altura del Messico, per esempio, ma le elevatissime temperature che si raggiungono in estate, ha costretto la FIFA a posticiparne lo svolgimento in pieno autunno, interrompendo i principali tornei per club. Ciò ha finito per impattare sulla preparazione delle 32 formazioni qualificate, e, conseguentemente, pure su quanto si è potuto vedere.

Paradossalmente, In una manifestazione contrassegnata dall’estremo livellamento dei valuri in campo (da stabilire se verso l’alto o verso il basso) a prevalere sono stati i singoli capaci di trascinare i compagni. La finalissima, infatti, ha visto sfidarsi l’Argentina di Leo Messi, il miglior giocatore del mondiale, contro la Francia campione uscente trascinata dal capocannoniere della manifestazione Kylian Mbappé, due autentici fenomeni in grado di nascondere le mancanze delle proprie squadre.

I NUOVI CAMPIONI DEL MONDO

Lo scontro tra titani ha premiato l’Argentina e il suo piccolo grande fenomeno. E dire che dopo un’ora di gioco della seconda partita, l’albi-celeste aveva già un piede sull’aereo del ritorno! Persa la gara d’esordio contro l’Arabia Saudita, gli argentini non riuscivano ad avere la meglio sul muro difensivo eretto dall’ostico Messico. C’è voluta un’autentica invenzione di Leo Messi per aprire la scatola e per dare fiducia ad un gruppo che, fino a quel momento, sembrava smarrito. In verità va dato merito al tecnico Scaloni di aver pescato nella rosa dando fiducia ai giovani Enzo Fernandez e Julian Alvarez. Il primo ha garantito ordine e sostanza al centrocampo, mentre il secondo si è dimostrato la spalla ideale per Leo Messi, un punto di riferimento avanzato col quale “la Pulce” ha potuto dialogare, costruendo calcio! Comunque l’albiceleste è diventata campione nonostante due pareggi ed una sconfitta, ma le due prestazioni offerte negli atti decisivi, ne hanno legittimato la vittoria finale. Da ricordare che, nonostante il pareggio, gli argentini hanno letteralmente dominato per ottanta minuti la partita decisiva del mondiale.

LA FRANCIA AD UNDICI METRI DALLA RICONFERMA

Diciamolo immediatamente: il movimento calcistico francese è quello più ricco di talenti. A riprova c’è il risultato conseguito nonostante il forfait di quattro pedine di valore assoluto prima della manifestazione: il portiere Mike Megnan, i centrocampisti Canté e Pogba (l’uomo che in Russia ha alzato la coppa da capitano), il bomber Karim Benzema, alle quali si è aggiunta immediatamente quella del laterale sinistro Luka Hernandez, per altro sostituito ottimamente dal fratello Theo.

I campioni del mondo in carica sono partiti forte, inciampando nella terza partita quando Didié Deschamps ha pensato di risparmiare le energize. Superato agevolmente l’ostacolo Polonia, i transalpini hanno mostrato la corda nel big match contro l’INghilterra, un’autentica finale anticipata e contro la rivelazione Marocco. Non tragga in inganno il secco 2 a 0 conclusivo: per lunghi tratti, nell’intervallo di tempo tra le due reti, gli africani hanno avuto il pallino del gioco, sfiorando ripetutamente il pareggio, uscendo sconfitti non senza recriminazioni per un presunto fallo da rigore commesso dal milanista Hernandez.

Complice l’influenza, i francesi sono giunti all’atto conclusivo non in buone condizioni fisiche. Per ottanta minuti sono rimasti in balia dell’avversario, che ha avuto il demerito di non chiudere la questione, permettendo al fenomeno Kylian Mbappé di raddrizzare la baracca. A quel punto l’entusiasmo ha fatto il resto, dando inizio ad un’altra partita nella partita, con due formazioni finalmente sullo stesso piano! Alla fine si è arrivati ai calci di rigore che hanno finito per premiare la nazionale più in forma al termine di un mese di partite.

LA RIVELAZIONE

Tra le quattro grandi del mondo c’è finalmente una formazione africana: il Marocco, da molti considerato la grande rivelazione di questo mondiale. In effetti i “leoni dell’Atlantico” non erano certo accreditati per un simile traguardo, ma sarebbe bastato un semplice sguardo alla rosa a disposizione, per comprendere che gli ingredienti per far bene c’erano tutti. Giocatori di scuola europea, elementi di valore in ogni reparto ed una preparazione tattica di primo livello sono gli fattori che hanno permesso a questo gruppo di sfiorare il podio, sfuggito solo per dettagli. A differenza di altre grandi nazionali africane del passato, per altro eliminate prima delle finali, il Marocco non possiede uomini copertina (come il camerunense Roger Milla, ad esempio), bensì schiera giocatori di livello assoluto in fase di interdizione e costruzione, protagonisti di rilievo nei principali campionati per club del mondo.

TRA DELUSIONI E RIMPIANTI

Come ogni grande manifestazione che si rispetti, c’è un vincitore, uno sconfitto, qualche rivelazione e molti che usciranno delusi o con rimpianti.

Senz’altro l’Inghilterra è una delle nazionali legittimata a nutrire grossi rimpianti. A nostro avviso, in certi momenti si è dimostrata la miglior formazione di questo mondiale. L’aver fallito il penalty a sei minuti dal termine col quale avrebbe potuto affrontare i supplementari nella partita contro una Francia oggettivamente sulle ginocchia, non può che lasciare l’amaro in bocca in Terra d’Albione. Resta comunque la bontà di quanto fatto nelle cinque partite disputate, che, tra l’altro, hanno messo in vetrina grandi prospetti per un futuro decisamente roseo per il calcio d’oltre manica.

Chi ha deluso, invece, è senz’altro il Brasile. Solo a tratti Neymar e compagni hanno fatto vedere la loro forza, alla pari del Portogallo, il quale, probabilmente, sta per ammainare la bandiera Cristiano Ronaldo.

Sul piano prettamente tattico, invece, sembra ammainarsi la bandiera di chi -Spagna in primis – è convinto di poter fare a meno di un centravanti di peso. Gli iberici, infatti sono rimasti a galla grazie ai colpi di Alvaro Morata, l’unico attaccante centrale a disposizione di Luis Enrique, spesso in campo a gara in corso. Pure la Germania, il flop più clamoroso della manifestazione, ha nutrito speranze di poter sovvertire il destino avverso grazie al poderoso Niclas Fullkrüg 197 centimetri di peso in attacco, decisivi per tener vive fino all’ultimo le speranze di non tornare a casa già al primo turno. L’altra grande delusa, il Belgio, ha invece pagato il pessimo stato di forma del proprio attaccante principe: quel Romelu Lukaku, pù croce che delizia anche dei tifosi dell’Inter.

Sul piano tecnico, questi sono i tratti essenziali di una manifestazione capace di riservare emozioni e sorprese, ma che non può certamente rappresentare l’apice raggiunto dal calcio nella propria storia. Non ce ne voglia il buon Gianni Infantino, ma pur parametrando le varie epoche, non possiamo minimamente paragonare questo mondiale con quello del 1970 o di quattro anni dopo, giusto per fare due esempi, quando ad imporsi erano vere proprie scuole calcistiche

Infine, dettaglio non da poco a nostro avviso, a questa manifestazione è mancata una “padrona di casa” di livello almeno accettabile. Il Qatar ha presentato una nazionale decisamente non all’altezza. Mai è accaduto prima che la federazione ospitante chiudesse con un malinconico zero alla voce punti conquistati. Situazioni simili contribuiscono altresì a togliere fascino alla manifestazione, a partire dalla partita d’apertura.

Che mondiale è stato? L’OSCURO EXTRA-CAMPO

Se sul piano tecnico questa è stata un’edizione tutto sommato mediocre, che mondiale è stato sotto gli altri punti di vista: da quello mediatico, a quello ambientale?

Partiamo da un piccolo evento: Sarà un caso, ma le dichiarazioni trionfalistiche del Presidente FIFA Gianni Infantino sono arrivate all’indomani delle prime voci riguardanti le indagini su quello che sta per passare alla storia come “Qatar gate”, con somme elargite ad esponenti del Parlamento Europeo per creare degli outlook positivi nei confronti del Paese medio-orientale, sorvolando su questioni basilari come il rispetto dei diritti umani e quello dei lavoratori.

Al netto del rispetto di usi e costumi dovuto verso qualsiasi nazione, il soprassedere alle migliaia di morti durante la costruzione degli impianti di gioco, autentiche ed inutili cattedrali nel deserto, unito alla mancata tutela della dignità di tutti, donne in primis, ancora vigente nel Paese designato, rappresenta una macchia indelebile soprattutto in chi su queste tematiche basa il proprio credo politico. Non ha rappresentato certamente uno scandalo la mancata concesssione di consumare alcolici nei pressi degli stadi oppure la richiesta nei confronti del gentil sesso di non indossare abiti succinti, ma proprio l’atteggiamento in primis della FIFA, arrivato fino all’orlo del negazionismo nei confronti proprio di chi ha pagato con la vita questo mondiale.

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A far altresì specie sono stati proprio gli enormi sprechi connessi con la manifestazione. Costi esorbitanti, nell’ordine di cento volte oltre il badget necessario per le precedenti edizioni, per impianti di gioco climatizzati, rivelatisi inutili (anzi dannosi per la salute dei giocatori stessi), dato che il clima novembrino del Qatar è perfetto per il gioco del calcio. Quindi uno sfregio anche dal punto di vista del rispetto dell’ambiente, con un enorme spreco di materie prime unite ad una ingente emissione di gas serra, proprio nel momento in cui si chiede ossessivamente un cambiamento di abitudini ai cittadini. Tutto ciò, però, è passato in cavalleria agli occhi dei vertici del calcio mondiale e non solo.

Mediaticamente lo spettacolo si è presentato nel migliore dei modi: per dirla alla Sandro Ciotti “clima gradevole, terreno di gioco in perfette condizioni, spalti gremiti al limite della capienza”! Uno spettacolo di colori e di suoni. Peccato che ci sia voluto poco per scoprire che tanto calore dagli spalti provenisse da figuranti pagati per indossare questa o quella casacca! Un tifo a favore di telecamera, quasi a realizzare una coreografia da film! Mancava solamente il classico cartello “applaudire”. È stato un passo verso il virtuale, una situazione quasi da videogame, verso un modus vivendi nei quali si intende gettare le generazioni del futuro! Che tristezza, soprattutto pensando alle migliaia di supporters veri, ai quali è stato reso praticamente impossibile l’accesso agli stadi per sostenere la propria nazionale!

Per finire? Ecco la ciliegina sulla torta di una manifestazione nata in spregio a tutte le tradizioni del gioco del calcio! A nostro parere l’immagine del capitano della nazionale campione del mondo che riceve la coppa nascondendo la propria maglia sotto un abito tradizionale, rappresenta l’assoluta mancanza di riguardo verso i milioni di appassionati di uno sport fondato proprio sulle tradizioni. Se FIFA ed istituzioni iniziano a piegarsi a ciò in nome di un falso senso d’inclusione, sarà la fine di una cultura che, piaccia o no, dall’inizio dei tempi sta facendo progredire il mondo.

TIRIAMO LE SOMME QUINDI!

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