VINCE TAVECCHIO, VIVA TAVECCHIO!!! MAH … ?

“Sarò il presidente di tutti” sono le prime parole uscite dalla bocca del neo Presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio, eletto al terzo scrutinio. Parole di circostanza, che dovrebbero servire a tener buona l’opposizione, schierata in gran parte con l’ex giocatore del Milan e della Nazionale Demetrio Albertini e, in minima parte, a favore di un commissariamento della FIGC, in attesa di trovare un candidato in grado di unire le due posizioni, soprattutto dopo le uscite infelici di fine luglio di Tavecchio stesso, fonti di feroci polemiche, per il carattere razzista delle stesse e di spaccature all’interno dei club di serie A, quelli più esposti a livello mediatico, sebbene in termini di voti, siano quelli che contano di meno.




Dopo i nostri complimenti al nuovo massimo dirigente federale – doverosi come la frase riportata in apertura – passiamo ad argomentare i nostri mah, ben sapendo che: “Chi dice mah, il cuor contento non ha e chi mah non dice, non può averlo felice!
Il primo mah, ci viene suggerito dall’atteggiamento ondivago di alcune società, prima schierate a favore, poi contrarie, per rientrare nei ranghi nella notte precedente al voto. “È la prassi mi direte!” Ma non si doveva cambiare?
In realtà,speravamo che la candidatura decadesse, proprio per l’inopportunità delle frasi pronunciate. “Falso moralista” tuonerebbe contro di me il Presidente del Genoa Maurizio Preziosi, deciso sostenitore di Tavecchio, lui senza mah e senza se, così per non saper ne leggere e ne scrivere! La nostra posizione contraria a Tavecchio non nasce da un presupposto moralista, bensì di opportunità, di cui abbiamo già parlato nell’articolo del 22 luglio, subito dopo il “fattaccio”. Il problema è che ormai il personaggio è segnato e, a questo punto, anche l’immagine dell’intero movimento italiano. State sereni, che dagli organi sovrannazionali non mancheranno di far pesare l’accaduto e poi non ci si scandalizzi, quando arriveranno i dispettucci in sede di sorteggio o di arbitraggio nelle grandi manifestazioni per nazionale, ma anche per club. Piaccia o no (valga per tutti la vicenda Berlusconi) il calcio italiano è parte di un movimento che trascende dai propri confini nazionali e non vorremmo mai assistere ad una sorta di spred impazzito, che renderà la risalita ancor più difficile. Un altro esempio di che cosa potrebbe voler dire una federazione mal vista all’estero? Un arbitrato internazionale per un giocatore conteso, oppureun uso spregiudicato della giustizia sportiva o ancora, tanto per gradire, il mancato siaccoglimento sistematico di ogni ricorso.
Speriamo di vedere tutto troppo nero, mah …

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